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Tiamat – Recensione: Skeleton Skeletron

Dopo un capolavoro a metà strada tra pop dalle tinte noir, doom e psichedelia come “A Deeper Kind Of Slumber”, uscito appena due anni prima, l’arrivo di “Skeleton Skeletron” spiazzò e non poco i fan dei Tiamat. Certo la band aveva già intrapreso un percorso evolutivo che progressivamente la allontanava dalle reminiscenze doom/death degli esordi, tuttavia “Skeleton Skeletron” approdò su di una dimensione dark-rock certo non inconsueta per le sperimentazioni dell’epoca (Paradise Lost, Moonspell), ficcante e in cerca del consenso commerciale.

Ai tempi il disco fu accolto in modo piuttosto tiepido, complice anche la vicinanza con il platter più rappresentativo, ma riscoperto con il senno del poi, si rivela un album certo di passaggio verso il sound più arioso e squisitamente gotico della successiva fase di carriera e con numerose buone idee. L’opener “Church Of Tiamat” è forse l’unico legame con il passato, più rigida, con chitarre taglienti e una sezione ritmica che procede severa, mente la voce di Johan Edlund interviene piena e con una tonalità cupa. La successiva “Brighter Than The Sun” è però il classico singolo piacione, duettato con voce femminile, dal refrain sornione e con una sferzata di elettronica che ricorda i Sisters Of Mercy più fruibili.

Un po’ quello che sarà il seguito dell’album, che guarda a un gothic rock più disincantato rispetto al passato, ad hoc per valorizzare il crooning del buon John, indiscusso master mind del progetto. Ad essere onesti ci sono alcuni momenti di stanchezza dove i brani peccano per le strutture elementari, ma nell’insieme emergono dei pezzi di buonissima qualità, che furono colpevoli soltanto di non essere “metal”. Prendiamo ad esempio “To Have And Have Not”, brano ficcante e molto darkwave ancora molto mnemonico, oppure la cover di “Sympathy For The Devil” dei Rolling Stones, che la band rilegge oggettivamente bene, smorzandone forse un poco l’impatto ma rendendola oscura e assimilabile al mood dell’album (cosa non facile).

In zona cesarini spiccano invece “Best Friend Money Can Buy”, molto dolce e dalle tinte vagamente cureiane e ancora “Lucy”, una canzone principalmente elettronica e dai ritmi più complessi. In definitiva “Skeleton Skeletron” non fu l’opera migliore degli svedesi e di sicuro deluse coloro che si aspettavano un seguito di “A Deeper Kind Of Slumber”. Tuttavia, inquadrò alcuni costrutti sonori dai quali i Tiamat ebbero il coraggio di reinventarsi e ripartire.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Century Media Records

Anno: 1999

Tracklist: 01. Church Of Tiamat 02. Brighter Than The Sun 03. Dust Is Our Fare 04. To Have And Have Not 05. For Her Pleasure 06. Diyala 07. Sympathy For The Devil (Rolling Stones cover) 08. Best Friend Money Can Buy 09. As Long As You Are Mine 10. Lucy
Sito Web: https://www.facebook.com/tiamat/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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