Doomshine – Recensione: Thy Kingdom Come

Atmosfera, malinconia, decadenza. Il sound dei Doomshine, giunti al proprio debutto con ‘Thy Kingdom Come’, si può riassumere in questi tre termini. Fin da un primo e superficiale ascolto, appare evidente come la band si rifaccia ai più noti esponenti del genere, Candlemass e Solitude Aeturnus su tutti. Ma i Doomshine sono ben lungi dall’essere un semplice clone di illustri predecessori, grazie ad un songwriting maturo, alla capacità di comporre episodi che godono di un fascino particolare, quasi magnetico potremmo dire, come nella sensuale litania di ‘Shine On Sad Angel’ o nella lunga e lamentosa suite ‘The Cross’. Un doom metal purissimo, epico a tratti (‘Valiant Child Of War’), una lentezza che inizialmente appare esasperante, ma che inesorabile, finisce per sedurre l’ascoltatore. Nei riff di chitarra di Timmy Holz (che si cimenta in primis dietro al microfono con ottimi risultati) e di Sven Podgurski si percepiscono inoltre gli echi di Sua Maestà Tony Iommi, ad esempio su ‘Sleep With The Devil’, in cui l’inconfondibile stile di stampo sabbathiano non disdegna sporadiche accelerazioni. ‘Thy Kingdom Come’ è dunque un debut album da tenere in piena considerazione, soprattutto se amate questo genere. Chi infatti non è avvezzo al doom potrebbe trovare questo disco piuttosto difficile da digerire, dati i suoi ritmi lenti ed atmosferici, oltre ad un’oscurità di fondo sempre dannatamente palpabile.

Voto recensore
7
Etichetta: Massacre Rcs. / Self

Anno: 2004

Tracklist:

01.Where Nothing Hurts But Solitude
02.Venus Day
03.Light A Candle For Me (Sad Angel Legend)
04.Creation (Chapter Of Hope)
05.Sleep With The Devil (Chapter Of Belief)
06.Shine On Sad Angel (Chapter Of Doom)
07.A Room Without View
08.The Cross (Still Stands For Pain)
09.Valiant Child Of War


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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