Thy Art Is Murder – Recensione: Dear Desolation

La scena Deathcore sta attraversando una fortunata stagione creativa che, nel recente passato, ha portato alla pubblicazione di album interessanti come le prove dei Whitechapel (“Mark of the Blade”), dei Fit For An Autopsy (“The Great Collapse”) o degli Aversions Crown (“Xenocide”) tra i vari. In questo fiume nero come la pece tornano con le loro atmosfere cupe e le devastanti accelerazioni i Thy Art Is Murder. Il quinto album della band australiana si intitola “Dear Desolation” ed è pubblicato ancora sotto l’egida dell’etichetta discografica tedesca Nuclear Blast.

Rispetto al mezzo passo falso di “Holy War”, disco decisamente troppo omogeneo, i Nostri ritrovano una rinnovata ispirazione che conferisce al platter molteplici sfaccettature. In particolare, colpisce la capacità dei Thy Art Is Murder di imprimere maggiore violenza ed eterogeneità ai dieci brani che compongono questo splendido “Dear Desolation”. In tal senso l’opener “Slaves Beyon Death” è esemplificativa dell’imponente aggressività con la quale il gruppo apre le danze. Scenari apocalittici e blast beats terremotanti caratterizzano anche le successive “The Son of Misery” e “Puppet Master”, brani dotati di indovinati breakdown che spezzano il fluire tensivo e conferiscono il giusto mood al tutto.

Il ritorno al microfono di CJ McMahon permette al gruppo di poter contare ancora su un vocalist dotato di una delle voci più interessanti e versatili del panorama Deathcore. Brani “canonici” come la title track diventano delle killer song proprio grazie alla capacità interpretativa di CJ. Se la prima parte del disco è abbastanza lineare nelle soluzioni adottate con “Death Dealer” iniziano ad apparire soluzioni melodiche decadenti che ampliano lo spettro emozionale dell’album.

Da questo momento sovente il ritmo rallenta e lascia che urla lancinanti e breakdown strappino la tela di un affresco notevole. “Dear Desolation” inizia a fluire in maniera più densa, opprimente, devastante regalandoci brani come “Man Is the Enemy” e “The Skin of the Serpent”, in equilibrio tra l’anima più aggressiva e quella più espressiva dei Thy Art Is Murder. Il trittico finale è il punto più alto dell’intero album e potrebbe rappresentare un’interessante via da seguire per la band australiana nel futuro prossimo: la desolante “Fire in the Sky”, la perla nera “Into Chaos We Climb” e la malinconica e sognante “The Final Curtain”.

Un disco decisamente sopra la media per una band che si candida seriamente a riconfermare il proprio ruolo di leader di un movimento, quello Deathcore, sempre pronto a sfornare nuovi talenti.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2017

Tracklist: 01. Slaves Beyond Death 02. The Son of Misery 03. Puppet Master 04. Dear Desolation 05. Death Dealer 06. Man Is The Enemy 07. The Skin of the Serpent 08. Fire in the Sky 09. Into Chaos We Climb 10. The Final Curtain
Sito Web: https://www.thyartismurder.net/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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