Threshold – Recensione: Psychedelicatessen

Non ci sembrava ci fosse occasione migliore del rientro del cantante Glynn Morgan nei Threshold per parlare nella rubrica Time Warp dell’unico lavoro da lui registrato con la formazione inglese prima del recente doppio “Legends Of The Shires” vale a dire “Psychedelicatessen”. Più quadrato e leggermente meglio prodotto del debut “Wounded Land” (album comunque di grande valore per l’inizio degli anni ’90), “Psychedelicatessen” è per chi scrive uno degli apici della discografia della band… che peraltro non ha mai realizzato lavori “brutti” ma solo alcuni leggermente sottotono (ce ne fossero di band qualitativamente così continue).

Si parte con la ficcante “Sunseeker”, emblema del filone progressive metal che si stava diffondendo anche in Europa: variazioni di ritmo, contrappunti di tastiere a chitarre prettamente metal e un Morgan meno declamatorio di Damian Wilson ma dalla resa altrettanto positiva (come dimostrato anche nella prova di quest’anno); la coppia di compositori Richard West/Karl Groom si intende a meraviglia e diventerà l’asse portante di tutta la carriera dei Threshold, gruppo sicuramente non innovativo ma dallo spiccato gusto melodico ma altrettanto affezionato alla tradizione metal.

Lo stesso discorso vale esattamente per le successive “A Tension Of Souls” e “Into The Light” pezzi esenti da difetti oggettivi proprio perché avviluppano l’ascoltatore col proprio connubio di potenza e melodia; un giro di basso da il là ad uno dei riff più belli dell’album in “Will To Give”, pezzo più agile e corto cantato con trasporto da Morgan che porterà avanti questo discorso nei suoi Mindfeed (purtroppo solo per due album). Con questa band riprenderà anche il singolo “Innocent” che contiene sicuramente il refrain più memorizzabile del lotto di composizioni qui contenute.

La ballad bucolica “Under The Sun” ricorda i Marillion e certo AOR più ricercato ma viene subito doppiata dal cadenzato “Babylon Rising” (altra tipica composizione di casa Threshold visto che troveremo pezzi del genere praticamente in ogni loro album).

Gli inglesi sono ancora oggi una band genuina e alla quale è facile approcciarsi, alfieri di quella tipica deriva metal a cui andò incontro il progressive negli anni ’90 dei quali rimangono tra gli esponenti più convinti e convincenti.