I Lanfear hanno esperienza da vendere, è evidente ascoltando il nuovo disco “This Armonic Dissonance”. La band tedesca, in giro ormai da vent’anni, pur non essendo mai riuscita a raggiungere il grande pubblico, è arrivata zitta zitta alla produzione numero sette, un traguardo invidiabile per qualsiasi act. I nostri sono parecchio distanti dal power metal delle lande teutoniche, preferendo un approccio maggiormente prog e moderno nelle sonorità, pur mantenendo una certa vena melodica.
Difficile trovare band che si avvicinino alla proposta dei Lanfear e questo non può essere che un punto a favore di “This Armonic Dissonace”. Nove tracce di power dal sapore americano, infarcito di tanto in tanto da ritmiche prog, chitarre belle pesanti ed un vocalist che alterna passaggi rabbiosi ad altri dall’appeal decisamente più melodico. Non siamo ancora a livelli di eccellenza, ma il disco che abbiamo tra le mani unisce cattiveria e sufficiente originalità per essere apprezzato (di grande effetto le parti di flamenco di “Camera Silens”). “Colours Of Chaos”, giustamente posta in apertura, scopre subito tutte le carte dei Lanfear e si pone come termine di paragone per tutto il disco. I riff di chitarra possenti e drammatici aprono la strada a vocals ruvide, che nel ritornello si affidano ad un sipario melodico dall’impatto notevole. Il resto dell’album si muove lungo queste coordinate, tra momenti vicini all’heavy sanguigno dei Savatage (“The Reverand”) a passaggi maggiormente immediati ed orecchiabili, come “Spectrophobia”, con atmosfere sintetiche di tastiere.
“This Armonic Dissonance” ci presenta una band in forma, che, col passare del tempo è riuscita ad imboccare la propria strada, con tecnica, caparbietà ed un gusto compositivo accattivante. I Lanfear non hanno inventato l’uovo di Colombo, ma possono tranquillamente dire la loro all’interno del panorama heavy prog attuale. Non imprescindibili, ma sicuramente promossi.











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