Fire Trails – Recensione: Third Moon

Oste, una birra per tutti, rock’n’roll is back! E’ naturale mettersi a gridare a squarciagola, innalzare le “corna” al cielo e dimenare la testa, quando di mezzo ci sono i Fire Trails, la band di un vocalist che non ha bisogno di presentazioni: Mr. Pino Scotto! Dopo una release in cui i nostri si proponevano di raccogliere la pesante eredità degli storici Vanadium (dedicando loro un tributo), i Fire Trails tornano a noi con un album di pezzi nuovi di zecca, anche se la formula rimane invariata: un hard rock grintoso e sanguigno che non farà prigionieri.

L’ascolto di ‘Third Moon’ è vario e presenta numerose sfaccettature, una perfetta colonna sonora per il concept lirico abbinato ad esso, che narra gli episodi più significativi della vita dell’uomo, dalla sua infanzia alla maturità. Si comincia con la titletrack, un brano cadenzato e coinvolgente per poi passare a ‘Spaces And Sleeping Stones’, pezzo più classicamente heavy (più volte pare di scorgere gli echi dei Saxon) pregiato da una piacevole intro dal sapore etnico. Vibrante e rocciosa è la successiva ‘Fighter’, uno dei momenti più “pesanti” del disco, arricchita tuttavia da soluzioni prog ad opera del chitarrista Steve Anghartal e del tastierista Larsen Premoli, i cui “duelli” si pongono nuovamente in primo piano in ‘Reaching For The Sky’, un episodio che sterza deciso verso il rock’n’roll più classico.

Ma il rock è soprattutto calore, è soprattutto emozione, e ne abbiamo un esempio immediato nell’epica ‘Brave Heart’, che pare chiamare in causa l’energia degli stessi Vanadium, o nell’emozionante ‘Silent Heroes’, una ballad drammatica e sognante in cui sarete cullati dalle delicate tastiere di Larsen e dalla voce di Pino, calda e sensuale come non mai.

Da citare inoltre l’enfatica ‘Wise Man’, un altro momento squisitamente epico e molto ragionato, la conclusione che meglio esprime la maturità (non solo fisica) raggiunta dell’essere umano al sorgere della terza luna.

Un album che saprà regalarvi emozioni, abbinato ad un concept davvero interessante. Pino, pioniere del rock italiano, è tornato e questo ‘Third Moon’ esprime una grinta che non accenna a diminuire.

Andrea Sacchi VOTO: 7,5

Tornano i Fire Trails ma, soprattutto, torna Pino Scotto, qualcosa di più di un cantante, un protagonista o di un personaggio che banalmente si definirebbe ‘icona’ o ‘mito’: Pino è un pioniere dell’hard rock/heavy metal in Italia, fin dai tempi in cui questo genere era un vero e proprio culto, non c’erano trend e vedeva militare tra le sue fila personaggi che provenivano dai background più disparati (la stesso Scotto è stato uno dei primi cantanti del gruppo progressive rock Balletto Di Bronzo). In altre parole, Pino Scotto è soprattutto un musicista innamorato del rock più vero, anche nello stile di vita: uno sposo fedele ed innamorato alla follia. Questo nuovo lavoro del quintetto milanese (il debutto vero e proprio, visto che il primo era il tribute alla gloriosa ex-band di Pino, i Vanadium), di conseguenza, non può essere privo dell’eredità musicale di Pino ma, in primo luogo, non può non essere carico di quella che è l’essenza di Pino: l’energia. I brani di questo ‘Third Moon’, strumentalmente parlando, vanno dal più classico hard-rock di ‘Spaces And Sleeping Stones’, con un’intro dal sapore molto etnico, all’hard&heavy sinfonico di matrice Dio/Rainbow della bella ‘Fighter’; in pratica, è questo il dualismo stilistico sul quale si basa il lavoro dei Fire Trails. Sanguineità rock e melodie classico/sinfoniche di un modo di fare heavy, saccheggiato negli ultimi anni da certi cloni di Stratovarious e soci, ma senza assorbirne la vera essenza. ‘Sailor And Mermaid’ risalta per il suo mid-tempo granitico e l’uso di tastiere che si riallacciano molto ai Deep Purple e mostra, come in tutte le 11 tracce di questa release una piacevolissima freschezza compositiva da parte della chitarra di Steve Angarthal e del tastierista Larsen Premoli, bravi nell’essere caldi anche nei momenti più virtuosistici dei loro soli e di saper sempre azzeccare l’incipit giusto, come in ‘Reaching The Sky’. Ma Pino, vi starete chiedendo? Pino è, in questo album, uno dei punti centrali ma, come delle volte può accadere con i grandi protagonisti, diventa croce e delizia di questa release. La sua voce, roca, calda, emozionante come sempre, non appare essere ai massimi livelli di forma in questa prova in studio (a differenza dell’alta qualità che offre sempre nelle performance live), specialmente nei pezzi più veloci ed aggressivi, come ‘Stronghold’, dal sapore molto classicheggiante e dove spiccano bellissimi assoli di piano, tastiera, chitarra classica ed elettrica, o ‘Silent Heroes’. In particolare Scotto appare in difficoltà per le parti più alte, ma non per un’incapacità tecnica inspiegabile, ma per gli arrangiamenti vocali di questi brani, che appaiono non costruiti proprio ad hoc per la sua voce, che riesce a dare il meglio nelle parti più cadenzate e dal sapore bluesy. C’è da precisare che il mixaggio mette troppo in risalto le tracce vocali, tenendo un po’ sottotono quelle strumentali ed isolando così la voce dall’amalgama musicale. Intendiamoci: la voce di Scotto trasmette sempre emozioni, come nella conclusiva ‘Wise Man Tale’, proprio perché questo ed uno dei pezzi ‘di Pino’ (anche se sulle parti più alte lascia qualche perplessità). In sostanza questo ‘Third Moon’ è un bel disco di hard&heavy sinfonico, come pochi se ne possono trovare in giro oggigiorno ma viene penalizzato da una prestazione vocale discreta ma non ‘da urlo’ di Scotto: insomma, da Pino è doveroso aspettarsi sempre e solo il massimo. Lui è il rock’n’roll e non si può viaggiare a velocità moderata su questo tipo di macchina.

Andrea Evolti VOTO: 6,5

Etichetta: Valery Records / Frontiers

Anno: 2005

Tracklist: 01. Third Moon
02. Spaces And Sleeping Stones
03. Fighter
04. Brave Heart
05. Sailor And Mermaid
06. Reaching For The Sky
07. Silent Heroes
08. God Of Souls
09. Freedom Tribes
10. Stronghold
11. Wise Man Tale

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