Theomachy

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Theomachy

Tragodia

Track Listing

1. The Siege 04:52

2. Tentacles 05:32

3. The Eve of the End 04:44

4. The Stones of Uruk 06:34

5. Mother Wisdom, Father War 03:50

6. Iceberg 04:39

7. Once We Were Titans 05:52

8. The Fields of Yore 05:12

9. By the Gates of Oblivion 04:14

10. Barbarian Pride 05:27

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Piomba sul mercato come un fulmine a ciel sereno “Theomachy” degli italianissimi Tragodia. La band bresciana, autrice di un heavy metal di classe, melodico, possente e vagamente progressivo, sforna un album di caratura internazionale, che finirà, possiamo scommetterci, in molte top ten di fine anno di questo 2012. I Tragodia sono cresciuti in fretta ed hanno completato la propria maturazione già al secondo lavoro sulla lunga distanza, trovando una ricetta vincente, che mescola numerosi ingredienti e variegate influenze, che risulta all’orecchio dell’ascoltatore assolutamente sorprendente.

Prendete le melodie dei Masterplan e di Jorn Lande solista, aggiungeteci le chitarre dei Nevermore ed infarcitele con movimenti gothic sinfonici à la Therion ed il gioco è fatto: ecco servite su un piatto d’argento le dieci canzoni di “Theomachy”. La produzione, moderna, potente e cristallina, mette in luce una band perfettamente amalgamata, capace di esaltare i singoli musicisti, ma sempre in un contesto sonoro compatto ed indissolubile. “The Siege” si erige su guitar riff di chiara matrice thrash, allontanando qualsiasi riferimento al power metal più fanciullesco ed ingenuo, per poi sfociare in un ritornello conturbante, che cattura si dal primo ascolto. La voce di Luca Meloni si muove decisa su tonalità cupe ed aggressive, per amplificare sensazioni decadenti e marchiare a fuoco il mood dell’intero disco. Le parti strumentali si poggiano su una sezione ritmica multiforme, che non ha paura di accompagnare passaggi debitori del metal più moderno, come nella prepotente “The Stones Of Uruk”, dove all’improvviso si fanno largo movimenti ostinati di violini in un crescendo vorticoso. Il quartetto d’archi che sorregge le parti strumentali è la ciliegina sulla torta di un disco, che evita ampollosi richiami alla musica orchestrale di maniera e tanto in voga nel gothic, per non abbandonare mai la propria anima heavy metal e sfruttare i sinfonicismi solo quando le canzoni ne sentono davvero il bisogno. “Once We Were Titans”, dall’incedere quasi epico, ne è l’esempio lampante e conferma come i Tragodia siano riusciti a trovare l’alchimia giusta in mid tempo opprimenti ed a tratti claustrofobici, senza mai perdere di vista la melodia ed i cori trascinanti.

“Theomachy” rappresenta la sorpresa più lieta di questo inizio di 2012, un album scritto e prodotto in grande stile, che indossa idealmente un elegante smoking, ma tiene saldamente in mano un’ascia pronta a ferire con i propri colpi. I Tragodia hanno fatto davvero le cose in grande e sono pronti a raccogliere i meritati frutti di un lavoro che dura ormai da tre lustri.

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