Theocracy – Recensione: Ghost Ship

I Theocracy fanno parte di quella schiera di band che dosa con saggezza le proprie uscite ed infatti il presente “Ghost Ship” esce a ben ciqnue anni di distanza dal fantastico “As The World Bleeds” (2011) e dalla fondazione del gruppo nel 2002 (ad Athens negli USA) ad oggi i nostri hanno realizzato in tutto solo quattro album (comprendendo gli ottimi “Theocracy” del 2003 e “Mirror Of Souls” del 2008).

Gli statunitensi quindi preferiscono proporre un’opera solo quando sono sicuri al 100% della bontà delle canzoni ed infatti i loro lavori sono sempre dei gioielli, sia dal punto di vista compositivo che della produzione.

Il nuovo album non è da meno e riesce nell’intento tutt’altro che scontato di unire alla perfezione power metal al progressive con aperture melodiche estremamente epiche e maestose senza dimenticare di aggiungere accelerazionie riff ai limiti dello speed-thrash.

Il leader della band (e fondatore) Matt Smith (voce e tastiere) ha fatto ancore le cose in grande realizzando arrangiamenti spettacolari che esaltano il sapiente equilibrio fra melodia ed energia metal che emerge in tutti i pezzi.

Dal lato della melodia sottoleiamo le aperture favolose di brani come “Around The World And Back”, “Currency In A Bankrupt World” (ottima la prova di Matt al microfono) o “Easter”, brano dalle atmosfere rarefatte e leggermente più cupe dello stardard dei nostri; la seconda parte di questa song, con le strabilianti sovrapposizioni di linee melodiche e le parti sinfoniche, conquista immediatamente.

La violenza ai limiti del thrash emerge con forza ad esempio nel riffing della possente “Castaway”, di “Stir The Embers” (song molto groovy) o di “The Wonder Of It All” (sugli scudi l’ottimo batterista Patrick Nickell), ossia tre pezzi che nel chorus rientrano nei ranghi di una ricerca melodica mai banale.

Più legate agli stardard del power/progressive e decisamente accattivanti ci sono poi l’opener “Paper Tiger” (grande evidenza per le chitarre di Jonathan Hinds e Val Allen Wood) e la maestosa titletrack, caratterizzata da sovrapposizioni di linee vocali da brividi e da un lavoro alle tastiere davvero eccellente.

Anche brani più canonicamente power come “A Call To Arms” non passano inosservati, in questo caso grazie al gran lavoro di Val Allen Wood.

Dal punto di vista dei testi i Theocracy rimangono ancorati ad un filone cristiano di una certa rilevanza che preferisce proporre canzoni non banali ed anche la song dedicata alla Pasqua (“Easter”) è un vero capolavoro. Matt ha poi spiegato di essersi poi ispirato, in ottica cristiana, ai cosiddetti fantasmi della società (soprattutto nella titletrack e in “Castaway”), alle storie di quelle persone che per vari motivi sono posto un po’ ai margini e questo è il simbolo che viene rappresentato perfettamente dalla cover che raffigura una nave in tempesta.

“Ghost Ship” è quindi un’altra opera di gran valore di una band che non tradisce mai le aspettative. Power progressive epico ai massimi livelli.

Theocracy - Ghost Ship

Voto recensore
8
Etichetta: Ulterium Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Paper Tiger 02. Ghost Ship 03. The Wonder Of It All 04. Wishing Well 05. Around The World And Back 06. Stir The Embers 07. A Call To Arms 08. Currency In A Bankrupt World 09. Castaway 10. Easter
Sito Web: www.theocracymusic.com

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