Blitzkrieg – Recensione: Theatre Of The Damned

Famosi nel mondo metallico più per la cover dell’omonimo pezzo proposta dai Metallica che per meriti propri i Blitzkrieg sono una onesta band di heavy metal classico che non hai mai smesso di suonare la musica che ama e che oggi ritroviamo inossidabile con un nuovo album. Non ce ne vogliano i fanatici, ma genuinità a parte ci pare che i nostri non abbiano mai avuto le doti per diventare dei grandi al mondo dell’hard & heavy e di sicuro questo ‘Theatre Of The Damned’ non fa eccezione. Ma forse proprio per questa loro grande convinzione al di là dei limiti personali i Blitzkrieg rappresentano ancora al meglio quel movimento che ha portato un genere che sembrava per pochi come l’heavy classico a diventare tanto popolare. In brano come ‘My Life Is My Own’ e ‘Together We Are Strong’ si respira a pieni polmoni una passione che arriva all’ascoltatore anche attraverso qualche fatica dovuta agli anni che passano del singer Brian Ross e ad un suono che sembra voler farsi un minimo al passo con i tempi, ma resta troppo legato al passato. Qualche difetto c’è insomma, ma bisogna riconoscere che in quanto a feeling sono in molti tra i gruppi recenti ad avere da imparare da band come i Blitzkrieg..

Voto recensore
6
Etichetta: Afm / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist:

01. Theatre of the Damned

02. The Phantom

03. Devil's Spawn

04. My Life is My Own

05. Spirit of the Legend

06. The Passing

07. Into the Light

08. Tortured Souls

09. Together We Are Strong

10. Night Stalker


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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