White Skull – Recensione: The XIII Skull

Nuovo, spaziale atto per il combo veneto guidato dalla vecchia volpe Tony ‘Mad’ Fontò, che ha – da tempo – capito quanto preziosa sia la fedeltà alla linea per una band come quella del Teschio Bianco. In questo nuovo episodio della loro ultradecennale storia, i fans non troveranno altro che quel metal nudo e crudo che da sempre contraddistingue la band, nonostante i molteplici cambi di lineup avvenuti di recente. Niente esperimenti, niente contaminazioni: solo il sano e rodato metal che trova nel cantato dell’argentino Gus Gabarrò la ruvidezza e la melodia che, ai tempi, furono di ‘Sister’ De Boni. La storia passa, ma la voglia di aggredire con costanza i fondoschiena dell’ascoltatore rimane: anzi, rispetto a ‘The Dark Age’ il singer in questione, pare molto più a suo agio, sfoderando una prestazione che avvince e che in certi momenti stupisce e sorprende come in ‘Creatures Of The Abyss’, dove dopo un mitigato inizio, salta fuori un cantato stridulo e graffiante al limite del black, mutando dopo poco in ciò che tutti abbiamo imparato a conoscere – ed amare – da tre anni a questa parte. Personalmente trovo questo sia il brano che più identifica il nuovo nato in casa White Skull, ma non si possono non nominare altri highlights come la opener ‘The Union’, la “autobiografica” (almeno nel nome) e dal sapore anthemico ‘The Skulls’ o la perfetta, non solo nel titolo, ‘Perfect Design’ , che altro non aspetta che esser cantata dal vivo dai fans! Va detto che l’album non è diretto e immediato – saltando alcuni eclatanti episodi, come quelli di cui sopra – ma proprio in questo sta il più grosso pregio di ‘The XIII Skull’, cioè il fornire all’ascoltatore lo stimolo di riascoltare ogni singola traccia per carpirne il reale valore. Solo così elementi di tutto riguardo, come i solos del nuovo acquisto (e produttore assieme a mr. Fontò) Danilo Bar posso essere recepiti al meglio, entrando così nell’ottica del nuovo corso dei Teschi vicentini. Il nuovo che si unisce alle ritmiche storiche portate avanti dal duo Tony ‘Mad’/Mantiero: sembra quindi questa la chiave di volta, la carta vincente dei White Skull targati 2004. Un graditissimo ritorno, consigliato a tutto tondo.

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers

Anno: 2004

Tracklist: 01. Space Inveders (Intro)
02. The Union
03. Top Secret
04. Last Navigator
05. The Skulls
06. Missing Link
07. Creature Of The Abyss
08. Power Of Blood

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