Boarders – Recensione: The World Hates Me

Ormai la strada è spianata. Se l’Italia, fino ad ora, non poteva certamente vantare dei punti di riferimento in ambito hard ‘n’ heavy per la musica cristiana, ora questa lacuna è stata colmata.

Se il Sud Italia si è distinto per la creazione di una realtà come quella dei Metatrone, progressive/power band con un background culturale/religioso prettamente cattolico e musicalmente “europeo”, dal Nord della penisola proviene la nuova realtà dei Boarders, di stampo cristiano protestante-evangelico, e forse anche per questo più direttamente figlia della cultura statunitense anche dal punto di vista musicale, dato che il loro saldo punto di partenza è la scena thrash della bay area californiana, con gruppi come Megadeth e Testament sugli scudi (i Boarders sono stati, tra l’altro, per anni una cover-band del gruppo di Mustaine…).

Venendo quindi all’ascolto di questa prima fatica dei nostri, dopo quasi vent’anni di onorata gavetta, ciò che subito salta all’occhio, oltre al packaging curatissimo ed all’artwork raffinato e personale, opera del drummer Roby, è questa loro impronta musicale tipicamente “bay-area”, coadiuvata da una presenza ed attitudine molto “rockeggiante” in alcuni loro brani, elemento che fa sì di procurar loro già una indubbia e consolidata personalità musicale, evitando il pericolo del “gruppo-clone” di Mustaine. La produzione del disco è certamente ottima, sebbene non abbia privilegiato molto i suoni delle chitarre e soprattutto i volumi degli assoli, volendo forse mantenere di proposito un certo spirito “vintage”, ma ciò non diminuisce minimamente il mostruoso e compatto muro sonoro che il gruppo riesce a produrre già nella dimensione studio, muro generato dall’opener ‘True Rebellion’, un incrocio tra gli AC/DC più duri ed alcune reminiscenze degli Scorpions soprattutto nella voce del cantante Egi, perfetto incrocio tra quella di Klaus Meine e di MegaDave. Si passa poi a ‘Baptized With Fire’, che contiene reminiscenze dei Megadeth di ‘Hangar 18’ e dei Testament più classici (soprattutto nelle strofe…). ‘Schmertzgarten’ avrebbe potuto tranquillamente far parte di ‘Countdown To Exinction’, e viene cesellata da uno stupendo assolo dell’ axeman Gigi. Segue la ballad ‘Never Alone’, in cui si registra la partecipazione della cantante Mariangela Scafati, che verso la fine genera un duo col singer Egi da brividi, con un incrocio vocale davvero notevole. Come giusto tributo al loro passato musicale troviamo in quinta posizione la cover di ‘In My Darkest Hour’ dei Megadeth, forse ancora più azzeccata, date le ultime dichiarazioni di Dave Mustaine in merito alla sua presunta conversione al Cristianesimo.

Le bordate thrash metal vengono spezzate dalla sesta ‘Jump For Joy’, con una magnifica prestazione vocale di Egi sugli scudi, e cesellata da trame ritmiche che ricordano parecchio, oltre ai già citati AC/DC, gli Accept e i Saxon più classici, trame che sfociano in uno stacco percussionistico-tribale che conclude la song. ‘For What It’s Worth’ si contraddistingue per un’inizio rallentato ed “estremo”, quasi da mosh-pit, e viene coadiuvata dalle parti vocali graffianti, rasentanti a tratti il growl, di Egi e da un altro stupendo e tecnicissimo assolo di Gigi. ‘Deliver You Back To Hell’ ricorda i Megadeth di ‘Youthanasia’, e gode, nella sua coda, di un rallentamento spacca-ossa e pesante come un macigno. ‘W.P.D.’, che include un’altra vincente prova vocale, si contraddistingue per trame ritmiche in pieno stile “bay-area”, tipico dei Testament dei primi anni ’90, mentre ‘Till Life Do Us One’ è una sognante ballad, dagli ottimi arrangiamenti e con una coda elettrica e corale. La strumentale title-track ,’The World Hates Me’, è condotta sugli stilemi degli strumentali tipici della produzione thrash di fine anni ’80, con rimandi ai Metallica di ‘…And Justice For All’ e di ‘For Whom The Bell Tolls’ soprattutto in alcune scelte di arrangiamento per le chitarre.

La band non fa assolutamente velo sulle sue convinzioni religiose cristiane e parecchi dei testi di questo disco sono “militanti” in senso stretto, quasi al livello di epigoni più celebri come i californiani Stryper (noti addirittura per il loro famoso lancio di “bibbie tascabili” sul pubblico alla fine delle loro performances..).

Non una caduta di tono, non una caduta di stile, non un punto debole, una vera e propria prestazione da manuale, una “lesson in violence” come si sarebbe descritta nei pieni anni ’80, anche se qui calzerebbe molto di più la definizione di “Lesson in Jesus”!!

Voto recensore
8
Etichetta: Quam Libet Records

Anno: 2007

Tracklist:

01. True Rebellion

02. Baptized With Fire

03. Schmertzgarten

04. Never Alone

05. In My Darkest Hour

06. Jump For Joy

07. For What It’s Worth

08. Deliver You Back To Hell

09. W.P.D.

10. Till Life Do Us One

11. The World Hates Me


0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login