Watain – Recensione: The Wild Hunt

Quinto album in studio per gli svedesi Watain e ad oggi, a giudizio di chi scrive, l’opera più bella ed azzardata partorita dagli incubi di Erik Danielsson. Chi non aveva accettato di buon grado la struttura melodica certamente più fruibile e al passo con i tempi del precedente “Lawless Darkness” (2010), un disco che fruttò alla band anche un Grammy Award in madrepatria, non cambierà idea ascoltando il nuovo album, che se vogliamo si spinge anche oltre e osa maledettamente. Eppure i Watain palesano una sincera quanto incorrotta devozione al black metal tradizionale, che tuttavia non temono di destrutturare ed arricchire con passaggi melodici di assoluta bellezza, che si incastonano perfettamente nelle atmosfere sepolcrali della release. Ne abbiamo immediato esempio nell’opener “Night Vision”, un semplice arpeggio che evolve in una overture di musica classica di grande enfasi, che a sua volta si perde in tappeti di riff dall’opus drammatico. La successiva “De Profundis” mostra i tratti distintivi della band, ossia la capacità di costruire un brano violentissimo e veloce, eppure curato in ogni minimo aspetto, da una tecnica esecutiva di prim’ordine al poggiare su linee melodiche “quorthoniane” di indubbia efficacia. Ma non è soltanto la spirito di Quorthon a guidare la Caccia Grossa, sebbene esso si palesi nelle parti lente dell’album (citiamo la splendida tiltetrack e la conclusiva “Holocaust Dawn”, chiusa da nervosi violini trillanti), i Watain risvegliano una inedita quanto gradita facciata siderale e pinkfloydiana. Ascoltate la magnifica “They Rode On”, un brano affidato al cantato pulito, introspettivo e ricercato. Nessuna paura di osare dunque e al tempo stesso nessuno sbaglio, perché l’essenza Watain non ne esce cambiata, bensì rafforzata. A testimoniarlo ci sono “Black Flames March”, una lugubre cattedrale sonora come “The Child Must Die” e ancora “Outlaw”, una canzone che non nasconde spunti di metal classico. I Watain non si fermano e nel pieno rispetto delle proprie radici e della filosofia che anima il gruppo, tengono in pungo il futuro.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media / EMI

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Night Vision (03:38)

02.  De Profundis (04:33)

03.  Black Flames March (06:20)

04.  All that May Bleed (04:41)

05.  The Child Must Die (06:04)

06.  They Rode On (08:43)

07.  Sleepless Evil (05:37)

08.  Wild Hunt (06:20)

09.  Outlaw (05:07)

10.  Ignem Veni Mittere (04:39)

11.  Holocaust Dawn (07:07)


Sito Web: http://www.templeofwatain.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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