4th Dimension – Recensione: The White Path To Rebirth

La lunga coda lasciata dal boom del power metal in Italia non sembra avere ancora visto la fine. L’amore per questo genere, tanto in voga alla fine degli anni ’90, ha affondato le proprie radici nel nostro paese, influenzando tuttora tante band, che spuntano come funghi dal sottobosco tricolore. E’ il caso dei vicentini 4th Dimension, che fanno il proprio esordio sul mercato con un album totalmente devoto al genere portato al successo da Stratovarius, Rhapsody e Dark Moor. I nostri hanno un’attitudine prettamente italiana e si avvicinano ai Labyrinth di “Return To Heaven Denied”, agli Highlord e ai defunti Desdemona. Nulla di nuovo, direte voi, ma “The White Path To Rebirth” è sicuramente un disco da non trascurare.

 

Le tastiere sono assolute protagoniste nella musica dei 4th Dimension, con il buon Talete Fusaro a tracciare riff al fulmicotone di clavicembali, assoli di synth ed arrangiamenti smaccatamente sinfonici, all’interno delle dieci song che vanno a comporre l’album. Diciamolo subito, l’anello debole dei nostri è il vocalist Andrea Bicego intonata e precisa quanto si vuole, ma dotata di poco appeal nell’interpretazione, che inevitabilmente appiattisce alcuni momenti delle song. Ma si tratta di piccole sbavature, che si affievoliranno a breve, ne siamo certi, soprattutto dopo l’esperienza maturata nel tour europeo con Sonata Arctica e Labyrinth su e giù per l’Europa. L’opener “The Sun In My Life” scatta come una scheggia sui blocchi di partenza, tirata, coinvolgente e ben arrangiata, ma manca quel pizzico di determinazione nelle linee melodiche che la renderebbero un gioiellino. Gioiosa e sinfonica, la divertente “Goldeneyes”, con le tastiere sempre sugli scudi, mentre in “A New Dimension”, ruggisce dietro al microfono Fabio Lione (dopo la recente comparsata sui dischi di Vexillum e Beto Vasquez) e qui torna alla mente la freschezza del famoso  “Legendary Tales” di rhapsodiana memoria. Talvolta una voce femminile accompagna il frontman dei 4th Dimension e riesce a rendere più variegate le linee melodiche, come nella dolce e sinuosa “Everlasting”. Ritornelli melodici, orchestrazioni curatissime, ritmiche che sfiorano lo speed, ecco quali sono i punti di forza di questo disco.

“The White Path To Rebirth” non sconvolgerà il mercato, ma si assesta assolutamente sopra la media ed i fan del genere apprezzeranno e non poco. Se fossero usciti sul mercato una decina d’anni fa i 4th Dimension chissà dove sarebbero, ora invece dovranno sgomitare nelle retrovie per ritagliarsi il proprio spazio. Ma quando c’è la passione, l’amore per la propria musica e delle solide basi di partenza, tutto può succedere. Ed a questi ragazzi non manca nulla.

Voto recensore
7
Etichetta: Crash & Burn Records

Anno: 2011

Tracklist:

1.The Sun in My Life 05:13

2.Consigned to the Wind 07:02

3.Goldeneyes 04:55

4.Sworn to the Flame 03:52

5.Everlasting 06:27

6.A New Dimension 05:33

7.Winter's Gone 05:32

8.Labyrinth of Glass 04:44

9.Angel's Call 04:53

10.Landscapes04:52


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