Metal Church – Recensione: The Weight Of The World

A vent’anni di distanza dall’omonimo debutto (a giudizio di chi scrive l’episodio migliore di una discografia altalenante) e a cinque dal modesto ‘Masterpeace’, tornano i Metal Church del chitarrista e songwriter Kurdt Vanderhoof. Il presente ‘The Weight Of The World’ fallisce purtroppo nel tentativo di riportare sotto la luce dei riflettori una band che non solo ha saputo distinguersi nel calderone del power metal americano degli anni ottanta, ma che sotto molti aspetti ha contribuito a forgiare uno stile dal quale sarebbe poi derivato il thrash metal. ‘Weight Of The World’ appare come un album piuttosto statico e privo di sorprese. Certo, una paio di pezzi che escono dal coro ci sono (l’opener ‘Leave Them Behind’ e l’epica ‘Hero’s Soul), ma la maggior parte dei brani si perde in una fastidiosa monotonia, a causa di un’eccessiva lunghezza (vedi ‘Madman’s Soul’ otto minuti e mezzo di riff ripetuti ad libitum) e mancanza di mordente. Inutile dire che i Metal Church sono dei professionisti e il loro lavoro, da un punto di vista tecnico ed esecutivo, lo svolgono senz’altro con classe. Ciò che manca però è l’ispirazione, è quella vena compositiva che rende i brani non solo ben confezionati, ma anche capaci di lasciare qualcosa all’ascoltatore. Una vena che, pare ahinoi scomparsa tempo fa, con l’uscita dalla line-up dell’istrionico singer David Wayne. Non che l’attuale front man Ronny Munroe sia scarso, tutt’altro, ma la sua impostazione fin troppo hard rock appare un pizzico fuori luogo. Un disco piuttosto deludente, di solo interesse per i fan più inossidabili della band.

Voto recensore
5
Etichetta: SPV / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist:

01.Leave Them Behind
02.Weight Of The World
03.Hero’s Soul
04.Madman’s Soul
05.Sunless Sky
06.Cradle To Grave
07.Wings Of Tomorrow
08.Time Will Tell
09.Bomb To Drop
10.Blood Money


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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