The Unity – Recensione: Rise

Puntano sulla linearità delle intenzioni i power metallers The Unity, a partire dai titoli degli album, con un primo omonimo e questo secondo semplicemente intitolato “Rise”, ma anche nella formula utilizzata per mettere a punto la loro offensiva verso le posizioni più alte del metal europeo. E già, proprio di metal dal perfetto stampo continentale stiamo parlando con canzoni come “Last Betrayal”, “You Got Me Wrong” o “The Storm”tre brani in cui in pratica si condensano la potenza del power metal più classico, il taglio più melodico e hard di certi Edguy, ma anche la quadratura ritmica tipica dell’hard & heavy germanico. Il tutto con risultati forse fin troppo prevedibili, ma altrettanto ben confezionato e piacevole all’ascolto.

Un po’ in controtendenza con il suono più caldo che molte band stanno cercando di recuperare “Rise” si presenta con una produzione ultra-bombastica, con una batteria esplosiva e una chitarra ritmica dall’effetto schiacciasassi che non prende prigionieri. Va però sottolineato che il sound finale rimane comunque ben equilibrato e ogni strumento gode del suo spazio, compresa la voce, veramente bella e potente di Jan Manetti.

La componente melodic power metal, immancabile vista la presenza in formazione di due Gamma Ray e soprattutto di Henjo Richter, si fa molto evidente in tracce come “Welcome Home” (dal gusto melodico molto vicino a quanto fatto da Hansen in “Heading For Tomorrow”) o “Children Of The Light”. Così come immancabile negli standard richiesti è la semi-ballata dall’incedere epico e dai ricami neoclassici, compito assolto ottimamente dalla riuscita e non così scontata “The Willow Tree”.

Da sottolineare è però come la band riesca a far emergere sempre al meglio la musicalità delle canzoni, sfornando perfetti esempi di heavy metal melodico ed estremamente catchy come l’uptempo dal crescendo irresistibile “No Hero”, ma anche un brano lungo e strutturalmente più complesso come “Road To Nowhere”.

Un progetto che, senza inventarsi nulla di nuovo, sia chiaro, nell’arco di soli due album ha però messo in luce una qualità di songwriting superiore a quella di molte band affermate. Indubbio quindi che meritino da parte dei fan del genere un’attenzione ancora maggiore di quella raccolta con il debutto.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Steamhammer

Anno: 2018

Tracklist: 01. Revenge 02. Last Betrayal 03. You Got Me Wrong 04. The Storm 05. Road To Nowhere 06. Welcome Home 07. All That Is Real 08. No Hero 09. The Willow Tree 10. Above Everything 11. Children Of The Light 12. Better Day 13. L.I.F.E.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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