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The Thirteenth Sun – Recensione: Stardust

“Stardust” è l’interessante debut album dei rumeni The Thirteenth Sun, band che si origina nel 2011 dalla collaborazione tra il vocalist e chitarrista Radu e il tastierista Marius Muntean. Reclutati altri membri negli anni immediatamente successivi, il gruppo si allarga a un five-piece in cui tutti i musicisti coinvolti hanno già maturato significative esperienze nell’underground locale.

Il platter forse non suona come qualcosa di nuovo in un senso assoluto, ma bisogna riconoscere alla band la capacità di ibridare numerosi suoni e stili in un’ottica molto personale, dando luce a un progressive rock/metal che contempla elementi parte del panorama estremo ma anche del blues e della musica ambient/elettronica.

L’opera prima è un ascolto omogeneo e al tempo stesso ricco di cambi d’intenzione. La tecnica esecutiva di prim’ordine si mette al servizio della musica e crea melodie piacevoli che non eccedono nella prolissità, ma anzi stimolano la dimensione emozionale dell’ascolto. L’opener “Universus” è già di per sè rappresentativa di questo viaggio di natura spirituale e fantascientifica. L’incipit è affidato alle linee di basso e alle tastiere, un intreccio dal sapore blues molto malinconico, seguito dall’ingresso della voce e poi di una chitarra che dipinge un’accattivante melodia principale. La successiva accelerazione metallica mostra come il gruppo si renda interessante anche quando inizia a pestare, grazie al compromesso tra tecnica e queste atmosfere “spaziali” che ci accompagneranno durante tutto l’ascolto.

Meritevole di menzione è poi “Planes Of Creation”. Una partenza molto dolce di tastiere e chitarre acustiche, evolve in un melodic death dall’impronta doom a ricordare le prime cose degli Opeth. Qui si inserisce la voce in growl accompagnata dall’organo hammond, con il brano che poi sfuma verso un finale acustico.

In effetti è un inseguirsi di soluzioni sonore in chiave primi Opeth/Pain Of Salvation, diluite in un mood atmosferico “siderale” vicino agli Arcturus, una musica che non solo vive di tecnica ma di sensazioni che raggiungono l’apice in “Universe Is Burning”, una traccia dove ha molto peso il lato elettronico del gruppo, ovvero un musica ambient ricercata che si intreccia a un solido metal, culminando in un finale in cui entra una “fuga di synth” dal sapore analogico.

Finale inaspettatamente rilassato con i ritmi quasi giocosi di “The Fabric Of Time” e la strumentale “Glowing Sun”, dimostrativa di come il gruppo sappia anche mettere in luce il proprio bagaglio esecutivo, senza però eccedere in preziosismi. Album semplicemente bello, “Stardust” è un ottimo compromesso tra esercizio di stile e dimensione emotiva ed esempio di progressive dai toni crepuscolari e malinconici. Un inizio davvero incoraggiante per la band.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Aural Music

Anno: 2017

Tracklist: 01. Universus 02. Pathways 03. Planes Of Creation 04. Universe Is Burning 05. Melting Skies 06. The Fabric Of Time 07. Glowing Sun
Sito Web: https://www.facebook.com/TheThirteenthSun/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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