Megadeth – Recensione: The System Has Failed

Non c’è nulla da fare! Per scrivere buona musica Dave ‘spero che tutti voi sappiate chi cazzo sono io’ Mustaine deve avercela con il mondo, e un po’ anche con se stesso. Gli ultimi tre anni devono essere stati un bell’Inferno per il rosso chitarrista: prima l’infortunio che ne ha quasi compromesso la carriera, poi la lite con il fedele Dave Eleffson (i due sono in causa) e da ultimo una bella rinfrescata della polemica infinita con gli amati/odiati Metallica. Per non parlare delle beghe discografiche che hanno di fatto reso obbligatorio rispolverare il nome Megadeth anche senza il supporto dei vecchi compagni. Poco male, avrà pensate quel Diavolo d’un Mustaine, tanto la carretta l’ho sempre tirata avanti io e se mi ci metto sono cazzi per tutti… E a composizioni finite ha tirato a bordo un Chris Poland ormai abituato all’anonimato, giusto per dare una parvenza di reunion e si è fatto sostenere da un paio di turnisti con gli attributi (Mr. Vinnie Colaiuta alla batteria e Jimmy Sloas al basso). Risultato? Il miglior disco dei Megadeth dai tempi di ‘Countdown To Extinction’. Una bella marmellata thrash-rock-hard-metal che si porta dietro un bagaglio di esperienza e di successi invidiabile e riesce finalmente a ridare luminosità ad un passato che cominciava ad apparire irraggiungibile. Un’apertura come ‘Blackmail The Universe’ è quanto di più benaugurante ci potessimo aspettare: riff, assoli, velocità e una voce acida come negli ultimi anni sembrava impossibile chiedere. Sia questo che il successivo abrasivo singolo ‘Die Dead Enough’ riportano la band a grandi linee sulle coordinate stilistiche di ‘Countdown…’ , con una credibilità che ci sorprende. Passi indietro ulteriori, in senso temporale, arrivano da brani come ‘Kick The Chair’, molto ‘Rust In Peace’ e ‘Back In The Day’, una song quasi da NWOBHM che mostra qualche evidente inflessione maideniana, ma anche da un brano come ‘Truth Be Told’ che soprattutto nella seconda parte sembra un outtake dalla session di ‘Peace Sells…’. Alcune song mantengo una struttura semplificata e melodica (‘The Scorpion’ e ‘Of Mice And Men’ ad esempio), ma le astruse scelte vocali di Dave le rendono comunque cantilene seducenti che si impara ad amare con gli ascolti. Da manuale dell’ulcera perforata la maggior parte delle liriche. Come non citare, una per tutte, la pungente ‘Something I’m Not’ che si chiude con un ancora più sarcastico ‘…Yet!’. Aperta la gara ad indovinare il destinatario del pezzo in questione… Al vincitore una copia di ‘The System Has Failed’ firmata da James Hetfield.

Voto recensore
8
Etichetta: Sanctuary / Edel

Anno: 2004

Tracklist:

01. Blackmail The Universe

02. Die Dead Enough

03. Kick The Chair

04. The Scorpion

05. Tears In A Vial

06. I Know Jack

07. Back In The Day

08. Something I'm Not

09. Truth Be Told

10. Of Mice And Men

11. Shadow Of Deth

12. My Kingdom Come


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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