The Sword – Recensione: Used Future

È destino che ogni generazione calunni se stessa, rimpianga le precedenti, per poi essere rivalutata dalle successive. L’ondata di band Retro Rock è la prova che le nuove generazioni di musicisti guardino a quella fortuna stagione in cui sono state cementate le basi della musica Rock e scritte pagine indelebili nel cuore e nelle orecchie di milioni di ascoltatori. Tra i diversi epigoni di quell’epoca che fu si sono sempre segnalati gli americani The Sword, tornati sulla scena con il loro sesto album in studio intitolato “Used Future”.

Dopo una partenza col botto, merito di un impressionante esordio che risponde al titolo di “Age of Winters”, il combo statunitense ha gradualmente contaminato le sonorità Stoner/Doom con soluzioni più melodiche e dirette, in una trasformazione volta a rendere più accessibile la proposta dei nostri. Se già nel precedente “High Country” si avvertiva la sensazione di una sensibile virata verso territori più commerciali, in questo nuovo “Used Future” troviamo la conferma che quelle prime avvisaglie non erano figlie di scelte sporadiche ma di un preciso percorso di crescita che oggi ci restituisce una band matura e in pieno controllo del proprio destino.

Ben tredici sono le tracce di cui è composto il sesto full-lenght nato dalla mente del mastermind del gruppo, il cantante chitarrista John D. Cronise. Tra preludi, intermezzi e riprese, il cuore del disco corre su binari sempre più solidi: un’alternanza di cavalcate elettriche – “Twilight Sunrise”, “Book of Thoth” – fughe strumentali caratterizzate da atmosfere da Space Opera“The Wild Sky”, “Nocturne”, “Brown Mountain” – e un nutrito gruppo di brani in cui trapelano le coordinate verso cui si stanno dirigendo gli Sword.

Ascoltando brani come l’opener “Deadly Nightshade”, o le varie “Don’t Get Too Comfortable”, la title track o “Sea of Green”, infatti, emergono le influenze di band quali Blue Öyster Cult e Lynyrd Skynyrd, ad ampliare uno spettro sonoro ed emozionale che apre a scenari suggestivi per il prosieguo della carriera. Il risultato è un disco in cui le diverse anime degli Sword convivono; in cui il gusto per la melodia e la raffinatezza degli arrangiamenti producono piccole perle decadenti, dal fascino ipnotico; in cui le lezioni di vecchi maestre vengono rilette da musicisti bravi e dotati.

“Used Future” è l’ennesimo tassello di un mosaico affascinante realizzato da una band matura entrata in una nuova fase della propria vita artistica. Rispettosi delle proprie origini ma abili nel rileggere secondo la loro sensibilità un sound nato nei lontani anni ’60.

Voto recensore
7.5
Etichetta: Razor & Tie

Anno: 2018

Tracklist: 01. Prelude 02. Deadly Nightshade 03. Twilight Sunrise 04. The Wild Sky 05. Intermezzo 06. Sea Of Green 07. Nocturne 08. Dont’ Get Too Confortable 09. Used Future 10. Come And Gone 11. Book Of Thoth 12. Brown Mountain 13. Reprise
Sito Web: http://www.theswordofficial.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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