Death – Recensione: The Sound Of Perseverance (Reissue)

Sono passati anche più di dieci anni, ma non li dimostra affatto. E se  anche dietro all’opera della Relapse Records, che con la ristampa di ‘The Sound of Perseverance’ in versione deluxe dà il via ad un’iniziativa più ampia (che si suppone nasca dal triste anniversario del decennale dalla morte di Chuck Schuldiner), ci fosse solamente il mero interesse commerciale, importerebbe poco. Un album con un simile spessore, dove Schuldiner ha messo tanto di sé, ma ha anche saputo utilizzare strumentisti d’eccezione (Richard Christy alla batteria, Scoott Clendenin al basso e Shannon Hamm alla chitarra), è uno di quelli che non subiscono lo scorrere del tempo, e suonano moderni e vivi anche  quando gli anni e gli eventi tragici ne hanno segnato la vita. Questa nuova edizione comporta una sola variazione sostanziale, quella della copertina, simile all’originale ma dalle tinte più sfumate e dai contorni in un certo senso più definiti. L’album è stato anche rimasterizzato, ma con  l’accortezza di non avere operato stravolgimenti di sorta nella produzione.  Quello che forse può lasciare più perplessi è il contenuto dei CD 2 e 3, che altro non sono se non una raccolta di versioni demo, corredate di relativa spiegazione, degli stessi brani che sono contenuti nel CD principale. Abbiamo così la possibilità di ascoltare ben cinque versioni diverse di ‘A Moment Of Clarity’, risalenti a diversi anni e con diversi cantanti al microfono, quattro di ‘A Story To Tell’ e di ‘Bite The Pain’, e così via. Ora, da un lato è sicuramente una fonte di interesse ascoltare la genesi di un brano, anche perché questo ci fa rendere conto di quanto tempo e di quanta fatica sia stata impiegata da Schuldiner e compagni per ottenere un risultato così importante ed unanimemente accolto come uno dei capolavori dei Death. Dall’altro lato, considerando che i CD 2 e 3 contengono versioni demo dei brani, che non sempre differiscono poi molto dall’originale, e con  un conseguente abbassamento del livello della registrazione, sorge qualche perplessità sull’effettiva utilità di tutti questi contenuti speciali. È difficile quindi giungere ad una conclusione definitiva su questo lavoro; l’unica cosa che si può fare è constatare ancora una volta come ‘The Sound Of Perseverance’ rimanga una pietra miliare del metal estremo degli anni ’90, e questo indipendentemente dal restyling della copertina (per il quale qualche purista avrà certamente gridato allo scandalo) o da tutte le aggiunte che vi si possono fare.

Voto recensore
n.d.
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2011

Tracklist:

Disc 1

01. Scavenger Of Human Sorrow
02. Bite The Pain
03. Spirit Crusher
04. Story To Tell
05. Flesh And The Power It Holds
06. Voice Of The Soul
07. To Forgive Is To Suffer
08. A Moment Of Clarity
09. Painkiller

Disc 2

01. Spirit Crusher – 1998 Demos (No Bass)
02. Flesh And The Power It Holds – 1998 Demos (No Bass)
03. Voice Of The Soul – 1998 Demos (No Bass)
04. Bite The Pain – 1998 Demos
05. A Moment Of Clarity – 1998 Demos
06. Story To Tell – 1998 Demos
07. Scavenger Of Human Sorrow – 1998 Demos
08. Bite The Pain – 1997 Demos
09. Story To Tell – 1997 Demos
10. A Moment Of Clarity – 1997 Demos

Disc 3

01. Bite The Pain – 1996 Demos
02. Story To Tell – 1996 Demos
03. A Moment Of Clarity – 1996 Demos
04. Bite The Pain w/ Paul Payne On Vocals – 1996 Demos
05. A Moment Of Clarity w/ Paul Payne On Vocals – 1996 Demos
06. A Moment Of Clarity w/ Chuck Schuldiner On Vocals – 1996 Demos
07. Story To Tell w/ Chuck Schuldiner On Vocals – 1996 Demos
08. Bite The Pain w/ Shannon Hamm on Vocals – 1996 Demos
09. A Moment Of Clarity – 1996 Demos (Instrumental)
10. Bite The Pain – 1996 Demos (Instrumental)
11. Story To Tell – 1996 Demos (Instrumental)
12. Voice Of The Soul – 1996 Demos (Instrumental)
13. A Moment Of Clarity – 1996 Demos (Instrumental)


Sito Web: http://shop.relapse.com/

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. mattia

    incredibile, sono d’accordo. e pensare che tanti dischi che compro ultimamente e per i quali impazzisco magari per un paio d’anni poi a pensarci bene ti accorgi che non fanno la storia, magari anche acclamati dal mondo intero, questo disco invece non solo resta bello nonostante il passare del tempo ma anche si conferma sempre avanti rispetto a molta roba che esce oggi
    i death sono ancora avanti millenni

    Reply

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