The Shrine – Recensione: Rare Breed

I The Shrine sono un gruppo che si è fermato nei pressi degli anni 80. Sarà colpa di un look da skater fuori tempo massimo (i nostri avranno 40 anni suonati) e per quel modo delizioso di suonare “fast ‘n’ loud” che fa tanto Motorhead? O forse per quella colpa antica di voler celebrare i propri miti? Forse una giusta miscela di tutto questo, perché questo power trio americano ha canzoni da vendere. Un mix adrenalinico di Black Sabbath, Black Flag e tanto tanto Lemmy.

Sia ben chiaro che in questo disco non troverete di certo innovazioni, trucchi moderni o la tendenza di moda più figa del globo terracqueo, perché in queste 11 canzoni troverete “solo” il segreto della longevità dell’hard rock e dell’heavy metal dove niente invecchia e tutto viene rimesso in gioco. Josh Landau alla voce e alla chitarra macina riff senza tregua, azzeccandone uno dopo l’altro mantenendo sempre alta la tensione di un disco che possiamo tranquillamente sorprendente. L’opener “Coming Down Quick”, “Death To Invaders” (e il suo delizioso testo…), “Pull The Trigger” sono solo alcune delle perle che “Rare Breed” regala agli ascoltatori.

11 canzoni, pochi fronzoli e tanta grinta rock ‘n’ roll. Ad averne di gente di questo tipo sui nostri palchi, capaci di scatenare nel pogo più sfrenato anche un seminarista strafatto di camomilla. Fatevi trascinare.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Century Media

Anno: 2015

Tracklist:

1. Coming Down Quick
2. Death To Invaders
3. Rare Breed
4. Acid Drop
5. What's Left For Me
6. Savage Skulls and Nomads
7. The Vulture
8. Never More Than Now
9. Pull The Trigger
10. Dusted and Busted
11. Space Stepping


Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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