Clairvoyants – Recensione: The Shape Of Things To Come

Come Spartacus ha spezzato le catene per liberarsi dalla schiavitù, così i Clairvoyants si sono staccati dalla zavorra che li teneva ancora idealmente legati al passato. Troppo facile, ma soprattutto riduttivo, identificare i lombardi solamente come storica cover band degli Iron Maiden. Già con l’album d’esordio i nostri avevano preso le distanze dal sound classico della NWOBHM, ora con “The Shape Of Things To Come” si sono scrollati definitivamente di dosso il mito di Steve Harris e soci. Il nuovo disco targato Clairvoyants è un imprevedibile mix di haevy metal, hard rock e power metal, in un’ideale e perfetta unione tra Jorn Lande solista, Edguy ed, ovviamente, Maiden.

Già dall’opener “No Need To Surrender” si percepisce la decisa maturazione del gruppo italiano, che ci delizia con un heavy classico dal grande spessore artistico. Melodie vincenti, sezione ritmica pulsante e soluzioni chitarristiche dal notevole effetto sono solo alcuni dei punti di forza di “The Shape Of Things To Come”, un lavoro che, a dispetto del genere, cresce alla distanza. I Clairvoyants non cercano di nascondere le proprie radici, ma le rileggono in chiave più moderna e, dettaglio non trascurabile, le reinterpretano con spiccata personalità. Per questo motivo episodi più hard rock, come la travolgente“To Heaven And Black”, sono figli dell’esperienza e dei chilometri macinati dalla band in tutti questi anni, facendoci assaporare l’atmosfera delle strade polverose e sconfinate delle terre d’America.

Con la title track si torna alla scuola classica degli anni ’80 e, come in tutto il corso dell’album del resto, emerge il lavoro straripante al basso di Paolo Turcatti, vero strumento portante del sound dei Clairvoyants. In “The Shape Of Things To Come” non ci sono paletti piantati a monte, lo si percepisce dalle note acustiche della ballad “Sinner’s Tale”, in cui Gabriele Bernasconi trasuda passione da tutti i pori. La band non cede nemmeno alle tentazioni sinfoniche tanto in voga, mantenendo il proprio marchio di fabbrica, un sound possente, sanguigno ed asciutto, se non nella conclusiva “Horizon Calling”, una sorta di esperimento nel sognwriting dei Clairvoyants, riuscito grazie alle dolci note iniziali di pianoforte.

“The Shape Of Things To Come” cavalca metallico verso la strada del successo, grazie a canzoni fresche e brillanti, che conquisteranno tutti coloro che si reputano fieri ascoltatori dell’Heavy Metal, quello a caratteri maiuscoli. Sarebbe stato più facile diventare una band carta carbone degli Iron, ma questo i Clairvoyants non l’hanno mai desiderato, perché hanno una voglia matta di andare lontano con le proprie gambe. Ed a sventolare alto, stavolta, invece del vessillo dell’Inghilterra, c’è uno sfavillante tricolore.

Voto recensore
8
Etichetta: Valery Records

Anno: 2012

Tracklist:

1. No need to surrender
2. I don't believe their Lie
3. Endure and survive
4. Just the same story
5. The shape of things to come
6. Prometheus
7. The only Way out is through
8. Sinner's Tale
9. To heaven and back
10. Here today, gone tomorrow
11. Horizon Calling


Sito Web: http://www.clairvoyants.it

11 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. spheric

    ormai faccio un gioco con me stesso: riconosci se un gruppo è italiano da voto (stellare) e prime righe della recensione (iperboliche) in home page. Ci azzecco sempre.

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    • metallone

      sinceramente bastava leggere il monicker del gruppo, visto che non stiamo parlando di una band di ragazzini, perchè ii Clairvoyants ci sono da 15 anni! ovvio che se uno pretende di essere un metallaro solo perchè segue gli Iron, gli Helloween, i Manowar va beh allora… ma ovviamente da italiani tendiamo sempre a sputare sulla nostra scena (che sia valida o meno a prescindere…) e ad esaltare le band staniere sempre e cmq..

      Reply (in reply to spheric)
      • spheric

        Guarda che non ce l’avevo con i Clairvoyants, e mi perdonerai se nel corso di una militanza metallica di una ventina d’anni mi sono perso una cover band lombarda dei Maiden, ma con il fatto che qui spesso e volentieri i gruppi italiani vengano recensiti con grossa enfasi. Non voleva neanche essere un post particolarmente polemico, quanto una constatazione: è sul serio vero che, leggendo le prime righe in home page, riesco sempre a capire se un gruppo che non conosco è italiano o meno.

        Riguardo alla scena italiana, sono il primo a parlar bene di gruppi ottimi come Gran Turismo Veloce, Hostsonaten o Syderal Overdrive, gruppi che peraltro qui non si vedono neanche col binocolo, ma c’è modo e modo.

        Reply (in reply to metallone)
        • Riccardo Manazza

          Prendiamo atto che ti sembra noi si sia troppo benevoli, ma sinceramente è una presa di posizione che detta così non capisco molto.

          Perchè a mio giudizio i Gran Turismo Veloce e i Syderal Overdrive che citi tu sono buone band, ma non migliori di quanto siano i Clairvoyants, i Bejelit o i Madmaze nel loro genere. Si tratta in fondo di opinioni personali, nulla di più.

          Se poi la colpa è quella di sostenere con troppa enfasi le band italiane che ci piacciono per dar loro la massima visibilità possibile in un mondo che spesso le ignora, beh, è una colpa che ci prendiamo con orgoglio! ;D

          Reply (in reply to spheric)
          • spheric

            Guarda, lo ripeto anche a te, nulla contro i Clairvoyants e non entro neanche nel merito del voto. Peraltro sono andato a sentirmi un paio di loro pezzi e, sebbene personalità e originalità decisamente non abitino da queste parti, sono comunque gradevoli. Poi personalmente apprezzo sempre quando una band molla le maledette cover e si butta in proprio.
            Lasciamo perdere i paragoni però, soprattutto con i GTV, perché poi ci facciamo male 😀 (Tra l’altro farebbe piacere vederli recensiti qui su Metallus, a proposito di band che il mondo (italiano) ignora, perché, con tutto il rispetto, se trovano posto le band che hai citato tu…)

            Comunque, da utente mi sono limitato a riportare una mia impressione che, di fatto, mi fa venire poi qualche dubbio riguardo alla attendibilità delle vostre recensioni di band italiane.
            Voler porre l’accento su certe realtà nostrane è per certi versi meritorio ma, se da un lato è condannabile l’esterofilia di alcuni, dall’altro neanche il patriottismo ha senso, soprattutto quando l’obiettività dovrebbe essere il fine ultimo.

            (in reply to Riccardo Manazza)
          • Riccardo Manazza

            Mi dispiace, ma il tuo è un punto di vista che proprio non capisco… in redazione ad occuparsi delle recensioni sono spesso persone con esperienza che di musica ne hanno masticata parecchia (e hanno macinato km per girarsi i concerti o festival nel corso degli anni) e quindi credo la loro attendibilità sia fuori dubbio. Il che certamente non significa avere la verità rivelata, visto che qualche “toppata” è inevitabile nel numero, ma il diritto ad un’opinione circostanziata direi di si.

            Se poi tu dici di leggere spesso recensioni buone di band italiane; ovviamente la quantità di materiale che ci viene segnalato da band nostrane è moltissimo e se decidiamo di dare spazio a qualcuno piuttosto che ad un altro è perché siamo convinti che la proposta in questione sia interessante per i nostri lettori.
            Anche qui, capiterà di sbagliarsi o di omettere qualche band altrettanto notevole per nostra distrazione (o perché, come dice Tommaso, semplicemente non ci arriva alcuna segnalazione o materiale promozionale), ma lo scopo è comunque di premiare la qualità (almeno quella che è per noi tale).

            Se poi tu non ti ritrovi nei giudizi espressi, beh si vede che hai gusti e inclinazioni diverse da chi ha scritto l’articolo. Non credo che questo significhi non essere attendibili o obiettivi.

            (in reply to spheric)
        • Tommaso Dainese

          Personalmente, senza voler offendere nessuno, mi sembra una classica polemica all’italiana, bisogna criticare sempre e comunque.
          Se recensisci underground straniero o gruppi emergenti stranieri allora significa che te ne freghi dei gruppi italiani, se cerchi di promuovere dei buoni gruppi italiani comunque di nicchia (perchè parliamone…non è che Clairvoyants vendano milioni di copie anche se gli auguro tutto il bene del mondo) non va bene nemmeno perchè devi andare nell’underground ancora più nascosto…
          Ragazzi tutto non si può fare e onestamente, per quanto possa rispettare le band che hai citato e che noi non abbiamo trattato, pensi che le suddette band si siano mai prese la briga di inviarci un comunicato stampa per annunciare l’album o quant’altro? Ti assicuro di no. Quindi merito anche a chi sa promuoversi, chi sa dare visibilità a stesso, senza togliere i meriti ovviamente a tutti gli altri.

          Reply (in reply to spheric)
  2. Fulvio

    Ma poi Spheric, perdona, perché continui ironicamente a dire “e mi perdonerai se nel corso di una militanza metallica di una ventina d’anni mi sono perso una cover band lombarda dei Maiden…”

    Mi viene da pensare che nella tua lunghissima militanza ti sei perso che i Clairvoyants solo al secondo album di pezzi originali, hanno fatto date come original di spalla a Gotthard, Doro, Avantasia, Helloween…faranno il Gods il Metal….NON COME TRIBUTO, ma come band original.

    Dai, non per forza bisogna essere polemici e ricadere sempre sui soliti cliché e luoghi comuni…

    Reply
  3. spheric

    @Tommaso: la discussione è un po’ scivolata via rispetto alla mia intenzione iniziale, che era quella di porre semplicemente l’accento su una cosa peculiare, e cioè il fatto che spesso dal tono enfatico della recensione si capisca se un gruppo è italiano. Personalmente, se leggo una recensione molto enfatica e poi mi accorgo che è un gruppo italiano, mentalmente mi dico “ah, ecco…” Io da utente ti riporto una mia impressione, poi voi ne fate quello che volete. Tra l’altro è questione vecchia, già ai tempi di Metal Shock mi ricordo che se ne parlava.
    Il tuo discorso lo capisco pure e francamente non ho una risposta, è vero che come fai sbagli, alzo le mani.

    Il resto della discussione -gruppi da recensire, preferenze di genere eccetera- è andato oltre ed è più per il piacere di discutere che per polemizzare.
    E’ chiaro che la mia età e “storia” musicale mi portino a non digerire più di tanto il power metal piatto dei Bejelit, il thrash ignorante dei Mad Maze o l’assenza di personalità dei Clairvoyants. E’ musica anche valida che magari chi ha 20 anni apprezza di brutto ma chi ne ha 30 e passa come me sta roba l’ha già sentita in tutte le salse, e francamente basta. In questo ha ragione Riccardo, io non loderei mai gli album di questi tre gruppi, italiani o meno, perché non fanno proprio per me. Poi qui entriamo in un altro ragionamento: a chi fai recensire il gruppetto thrash tipo Gama Bomb, al ragazzo fomentato fan del genere che lo esalta o al metallaro esperto che magari te lo mette nel contesto e lo distrugge?

    Per rispondere a Fulvio, la mia “militanza” l’ho tirata fuori solo in risposta al primo commento. Tu e Metallone mi citate band che, francamente, hanno smesso di avere senso dai dieci ai venti anni fa, se mai lo hanno avuto. Se uno non conosce i Clairvoyants è perchè ascolta solo Helloween e Maiden, e non puoi non conoscere i Clairvoyants perché hanno fatto da spalla a Doro e Helloween. Mah. Qui stiamo parlando di gruppi emergenti e/o underground e voi mi fate la tirata metallica con Helloween e Doro. Nel 2012. E poi probabilmente i giovani qui siete voi due…

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  4. Alessandro Battini

    Mi sento tirato in ballo semplicemente perchè sono stato io a scrivere la recensione… @ Spheric ha semplicemente espresso la propria opinione, ma credo che tutto, italiano o no, parta dai gusti musicali di ognuno, non tanto dall’esperienza. ho superato i 30 da un pezzo (purtroppo) e ho tanti kilometri sulle spalle come molti di coloro che leggono il nostro portale, ed un’esperienza da spettatore e musicista x ritenermi + o – “qualificato”. contano i gusti, non l’esperienza a mio modesto parere. I tortellini di mia nonna mi piacevano da bambino e li adoro ancora dopo trent’anni. la stessa cosa è x la musica degli Helloween ad esempio. certo ho imparato a gustare caviale, aragosta e cibo giappo, ma i tortellini mi piacciono sempre. ovvio anche a mia nonna a volte toppa la ricetta ed è questo il nostro compito, essere obiettivi e giudicare un album del genere che ci piace di più. se è riuscito o meno. gira che ti rigira se un disco mi piace lo commento positivamente, sia che si tratti degli Helloween sia che sia l’esordio di una band polacca.. mi vengono assegnate certe recensioni semplicemente perchè amo il genere, ma non per questo a tutte le band italiane regalo dei votoni col paraocchi. nel 2011 ho recensito più di cento dischi (100) e a mio gusto solo 8 band hanno meritato un 8 (tra cui Royal Hunt, Symphony X ed Edguy) e tra questi c’era solo una band italiana: i Rahpsody Of Fire… tornando a monte quindi, semplicemente i Clairvoyants non possono avere prodotto un ottimo disco che mi è piaciuto e piacerà sicuramente ai fan del genere??

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  5. spheric

    Alessandro, hai ragione ma io non mi sono permesso di attaccare te o la recensione. Probabilmente io non gli avrei dato un 8 perché da quel poco che ho sentito mi paiono troppo poco personali e la mancanza di personalità in un genere stra-abusato è una roba che non concepisco, pur rendendo merito a chi sa fare ottima musica pur all’interno di uno stilema ben delineato. Ma non è questo il punto.

    Ripeto che ho commentato qui ai Clairvoyants per puro caso, potevo farlo in una qualsiasi delle altre recensioni di gruppi italiani con votoni che ho letto qui su Metallus. Sono troppo pigro per andarmele a recuperare e riportarle, abbiate pazienza 🙂 Non ho neanche mai tirato in ballo l’esperienza… Il mio riferimento all’attendibilità deriva dal fatto che, se io utente noto che i gruppi italiani vengono recensiti con un occhio di riguardo, che sia effettivamente così o che paia solo a me, poi se vedo un 8 ad un gruppo italiano lo prendo con le pinze. Tutto qui.
    Liberissimi voi di pensare di non avere occhi di riguardo per nessuno, così come invece di ammettere con orgoglio di cercare di promuovere la scena italiana.

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