Arcturus – Recensione: The Sham Mirrors

Lo aspettavamo con ansia e finalmente è arrivato! ‘The Sham Mirrors‘ è il disco che segna il definitivo tramonto dei generi, siano essi intesi come ‘tendenza’ o come ‘fede’ e che riporta la musica sui sentieri che non avrebbe mai dovuto abbandonare, quelli della libera espressione artistica.

Proseguendo sulla strada aperta da ‘La Masquerade Infernale‘, gli Arcturus si svincolano agilmente dalle regole delle composizione per addentrarsi nella sperimentazione più ardita e lo fanno nel migliore dei modi, ricordandosi cioè che per non finire incompresi è necessario in primo luogo farsi capire. Ecco quindi che il linguaggio utilizzato non si deforma in simbolismi impenetrabili, ma si plasma in un contesto in cui ogni singola nota assume una forte connotazione espressiva, senza lasciare spazio a fraintendimenti. Nonostante tutto resta impresa ardua descrivere a parole la musica prodotta dalla band norvegese. Anche perché, paradossalmente, l’evoluzione comincia con un passo indietro, un ritorno cioè verso sonorità fortemente metalliche nella forma e un parziale ridimensionamento delle influenze dark-gothic abbondantemente riconoscibili nel già citato ‘La Masquerade Infernale‘. Qui però l’idea di metal estremo si espande all’inverosmile, inglobando una quantità di influenze senza precedenti, dal thrash al prog, dai ritmi ipnotici dell’elettronica alle inclinazioni melodiche del dark, fino all’epicità dell’heavy classico. Tutto si amalgama senza seguire un percorso prevedibile, regolato e filtrato unicamente dalla creatività delle inesplorabili menti degli immensi musicisti coinvolti, portando così a compimento un mutazione totalmente inedita, in grado per una volta di sfuggire a qualsiasi catalogazione.

La definizione ‘nuovo rock progressivo estremo’ vi dice qualcosa? Probabilmente no. Eppure sembra l’unico modo di imprigionare in un concetto astratto il senso di queste successioni di suoni. Difficile non scomodare paroloni come ‘capolavoro’ o ‘disco epocale’ davanti ad una tale quantità di contenuti e una tale qualità di esposizione. Datemi retta, l’ascolto di questo disco è un’esperienza che ogni appassionato di musica non dovrebbe negarsi.

Voto recensore
9
Etichetta: Ad Astra / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Kinetic / Nightmare Heaven / Ad Absurdum / Collapse Generation / Star-crossed / Radical Cut / For To End Yet Again


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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