Behemoth – Recensione: The Satanist

Sono passati cinque anni da “Evangelion”, ma a Adam “Nergal” Darski e ai Behemoth ne sono successe di cose. Dalla vittoria contro una malattia che ha visto il leader del gruppo uscire provato fisicamente, alle numerose partecipazioni successive in attività extra musicali come la televisione, la pubblicità e la stesura di una esaustiva biografia.

Molteplici esperienze dunque, ma sembra proprio essere stata la malattia ad avere lasciato una traccia in “The Satanist”, di fatto uno degli album più completi e affascinanti partoriti dalla celebre band polacca negli ultimi tempi. “The Satanist” è indubbiamente un disco molto personale, diverso sotto tanti punti di vista. Tuttavia i Behemoth non sono cambiati, sono riconoscibili in ogni singola nota di un lavoro che va recuperare in modo vistoso la matrice black del gruppo e la indirizza in un contesto moderno, dove trova una forte valvola di sfogo l’esigenza di portare al disco teatralità attraverso una costante ricerca melodica, senza per questo snaturare l’essenza di un panorama musicale (Watain docet).

Eppure “The Satanist” riesce ad essere anche violento e muscolare, forte di una tecnica esecutiva ulteriormente affinata e con pochi rivali nel panorama estremo. Anticipato dalla controverse dichiarazioni di Nergal (come sempre sarà l’opinione di ognuno di noi a renderle condivisibili oppure no), “The Satanist” parte con il brano “Blow Your Trumpets Gabriel”, anch’esso anticipato come singolo e presentato dal video. Il brano è il tipico pezzo epico dall’incipit vagamente doomish che successivamente guadagna in velocità e spessore, abbellito da un mood sinfonico carico di fierezza. Ma l’album non è solo ricerca sonora, l’attacco frontale non è stato affatto tralasciato, come dimostra la successiva “Furor Divinus”, episodio di death metal tecnico ed aggressivo nel tipico stile dei polacchi e ancora buona parte di “Ora Pro Nobis Lucifer” e “In The Absence Ov Light”, sebbene quest’ultima termini con una parte atmosferica di voce narrata, dove tutto diventa quasi surreale.

Il meglio, per lo meno sulla base di un riscontro emozionale, arriva dai brani più ragionati e ricchi di pathos, tra i quali citiamo a titolo d’esempio la stessa “The Satanist”, episodio arcigno e compresso nei tappeti di riff ma altrettanto epico nel suo incedere, con l’aggiunta dei fiati sul finale e ancora “Ben Sahar”, ottimo mid tempo giocato su di una linea melodica portante efficace e l’introduzione successiva dei cori.

E’ tuttavia in occasione della conclusiva “O Father O Satan O Sun!”, dove i Behemoth odierni lasciano la maggiore testimonianza artistica, ovvero un inno profondo e corale con tanto di parti narrate e doppie voci che aggiungono drammaticità al pezzo.

Il ritorno dei Behemoth si pone in perfetto equilibrio tra il passato e il futuro di una band con oltre vent’anni di carriera alle spalle ma che possiede ancora molte frecce al proprio arco.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast / Warner

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Blow Your Trumpets Gabriel
02.  Furor Divinus
03.  Messe Noire
04.  Ora Pro Nobis Lucifer
05.  Amen
06.  The Satanist
07.  Ben Sahar
08.  In The Absence Ov Light
09.  O Father O Satan O Sun!


Sito Web: http://www.behemoth.pl/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. LUCA

    un album black metal di cui francamente non si sentiva proprio la mancanza, trascurabile…

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