Baroness – Recensione: The Red Album

I Mastodon di Brann Dailor hanno di fatto creato una piccola rivoluzione in ambiente metallico, grazie alla loro attitudine legata a doppio filo sia al passato che al presente. Riattualizzare l’attitudine prog dei primi Metallica, miscelata agli umori post-hardcore delle nuove generazioni, si è rivelata intuizione vincente ed ha creato un vero e proprio ‘mostro’ con cui miriadi di emulatori si confronteranno. Non ultimi i georgiani Baroness, trasposizione credibile del suono ‘mastodontico’ armato di sensibile personalità. Il quartetto statunitense non si siede quindi sugli allori e forgia un tomo credibile e ricco di spunti interessanti. La vena ‘progressiv-psichedelica’ traspare in modo evidente per tutta la durata di ‘The Red Album’, catalizzando l’attenzione ed allo stesso tempo alienando l’ascoltatore di turno, attonito innanzi a cotante soluzioni chitarristiche. Magnifiche twin-guitar in loop (memori degli indimenticati anni ’80) forgiano un suono enorme coadiuvate da una sezione ritmica tellurica, il tutto ben esposto da una produzione efficace e da una copertina assolutamente evocativa. Cotanta abbondanza risulta però essere altresì il limite del lavoro: tanti ‘guizzi’ di classe ma scevri di un filo logico complessivo. Complessivamente una band da tenere d’occhio per evidenti meriti e soprattutto in prospettiva futura. Per fugare ogni ulteriore dubbio è consigliabile comunque un ascolto preventivo.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse / Self

Anno: 2007

Tracklist:

01. Rays On Pinion

02. The Birthing

03. Isak

04. Wailing Wintry Wind

05. Wanderlust

06. Cockroach En Fleur

07. Aleph

08. Teeth of A Cogwheel

09. Grad

10. O’appalachia

11. Untilted


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