The Raven Age – Recensione: Conspiracy

Sono passati due anni dal full length di debutto “Darkness Will Rise” e molte sono state le novità per i The Raven Age: il vocalist Michael Burrough ha infatti salutato il gruppo e il chitarrista (nonchè membro fondatore) Dan Wright è passato ormai in pianta stabile al ruolo di manager della band.

Colmato il posto vuoto dietro al microfono con l’inserimento di Matt James e quello alla sei corde con Tony Maue, al fianco del figlio d’arte George Harris, i The Raven Age sono ripartiti alla carica più ispirati e creativi di prima, reagendo da band navigata a delle defezioni che avrebbero messo in ginocchio formazioni ben più esperte del quintetto inglese.

Fin dal loro esordio sulle scene, i The Raven Age sono stati chiamati a dimostrare di essere all’altezza dei tour mondiali al seguito di Iron Maiden e compagnia bella, e “Conspiracy”, seconda fatica di studio, doveva essere il punto di svolta.

Nella recensione di “Darkness Will Rise”, la sottoscritta augurava alla band di trovare una propria voce nel panorama musicale del nuovo millennio e, che dire, George Harris e soci hanno lavorato sodo per dare forma alla propria identità con un disco che convince a moltissimi livelli.

Attenzione: “Conspiracy” è un ottimo album hard rock, con sfumature heavy piazzate al punto giusto, con vera sapienza, ma se questo versante della nostra musica preferita non vi interessa, state lontani dai The Raven Age e astenetevi da facili critiche. Chiunque, però, dovrà riconoscere dei risvolti davvero interessanti in pezzi come “Fleur De Lis” o la conclusiva “Grave Of The Fireflies”, che mostrano una grande crescita compositiva e una volontà tutt’altro che celata di sperimentare nella creazione musicale.

Dopo una opener strumentale che si ricollega direttamente al disco precedente, in un ideale continuum di suoni, “Betrayal Of The Mind” si presenta come il singolo perfetto, che rimane orecchiabilissimo pur non rinunciando ad una batteria martellante e precisa. Gli stessi ingredienti che troviamo nelle ottime “The Day The World Stood Still”, che strizza l’occhio al metal più moderno alternando toni decisi e un ritornello accattivante, e “Seventh Heaven”. Unico brano davvero sacrificabile nell’economia del disco è la nickelbackiana “The Face That Launched A Thousand Ships”, tipica ballad che esalta le capacità canore di Matt James e nulla più.

La strada sembra ormai intrapresa e non più in salita per i The Raven Age che, minuto dopo minuto, hanno saputo trovare se stessi in questo “Conspiracy”. Forse le idee chiare le hanno sempre avute ma, si sa, l’importante è riuscire a dimostrarlo al mondo, e questa volta il quintetto londinese ha davvero fatto centro.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Corvid Records

Anno: 2019

Tracklist: Tracklist: 01. Bloom Of The Poison Seed 02. Betrayal Of The Mind 03. Fleur De Lis 04. The Day The World Stood Still 05. Stigmata 06. Surrogate 07. Seventh Heaven 08. Forgotten World 09. The Face That Launched A Thousand Ships 10. Tomb Of The Unknown Soldier 11. Scimitar 12. Grave Of The Fireflies
Sito Web: https://www.theravenage.com/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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