The Quireboys – Recensione: Amazing Disgrace

Sono passati quasi trent’anni dall’esordio sul mercato discografico per i britannici The Quireboys. Questo periodo di tempo considerevole da una parte non ha lasciato molte tracce, se si pensa allo stile inconfondibile dei loro brani, quel rock permeato di venature blues, di chitarre slide e di riff poco elaborati ma efficaci, che da sempre contraddistingono il loro stile. Da un altro punto di vista, invece, se si esaminano a fondo i singoli brani alla ricerca di un’ispirazione più corposa rispetto agli esordi, o anche ad alcuni episodi della discografia più recente, si potrebbe trovare qualche lacuna. “Amazing Disgrace” è un album discreto ma non eccellente, in cui i The Quireboys sono riusciti a realizzare alcuni pezzi molto interessanti, a cui fanno però da contraltare altri abbastanza incolori. Appartengono alla prima categoria la title track, che si apre proprio con uno di quei riff di chitarra iconducibili a quello che è da sempe il sound tipico della  band e si elabora poi in un ritmo sostenuto guidato come sempre dal timbro ruvido di Spike, l’ironica “Slave #1“, caratterizzata da impianti corali freschi e da ritmiche solide, e la sognante “Dancing In Paris“, con i suoi arangiamenti di achi appena accennati, contrapposta al pezzo precedente come stile ma assolutamente equiparabile dal punto di vista del risultato finale. Non che ci siano brani fatti male, intendiamoci, ma anche tracce come “This Is It” o il classicissimo blues di “Feel Like A Long Time” non aggiungono niente di nuovo alla discografia della band e scivolano via non lasciando una traccia particolarmente significativa; ecco quindi le tracce un po’ incolori di cui accennavamo all’inizio. C’è comunque da sottolineare come ancora una volta i The Quireboys abbiano dato voce con coerenza al loro stile musicale inconfondibile; sappiamo bene, inoltre, che la loro capacità di rendere interessanti dal vivo brani poco più che ordinari è un’altra prerogativa inconfondibile. Non resta quindi che aggiungere questo ennesimo tassello alla discografia nutrita dei britannici e verificare, magari a distanza di qualche tempo, se l’impressione di avere fra le mani un album discreto ma nulla di più sarà confermata o se, invece, dovremo ricrederci in positivo.

Voto recensore
7
Etichetta: Off Yer Rocka

Anno: 2019

Tracklist: 01. Original Black Eyed Son 02. Sinners Serenade 03. Seven Deadly Sins 04. Amazing Disgrace 05. Eve of the Summertime 06. California Blues 07. This is it 08. Feels like a long time 09. Slave #1 10. Dancing in Paris 11. Medusa My Girl
Sito Web: https://www.facebook.com/quireboys/

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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