Epica – Recensione: The Phantom Agony

Mark Jansen ha lasciato gli After Forever. Mark Jansen ha formato una nuova band insieme alla sua compagna Simone, attraente donzella dalle innegabili doti canore. Il gruppo viene chiamato in modo molto originale Epica e segue quasi pedissequamente lo stile dei citati After Forever. Cosa che potrebbe fare un gran piacere ai fan del goth-neo classical-epic-boombastic metal, soprattutto perché la qualità delle composizioni si attesta su buoni livelli e l’esecuzione non presenta alcuna sbavatura. Certo, non possiamo evitare di notare qualche centinaio di similitudini con band come Nightwish, Kamelot (soprattutto) e tutto il gotich-metal degli ultimi 15 anni, ma nonostante tutto ci sono un numero sufficiente di aspetti positivi per consigliare l’avvicinamento a ‘The Phantom Agony’. In primo luogo si riesce a non annoiarsi, grazie ad una tensione mantenuta alta per l’intera durata del lavoro, risultato di scelte ben calibrate tra le due voci (non eccezionale invero il growl dello stesso Mark) e di arrangiamenti curati in modo raffinato. Da rilevare poi come le varie influenze vengano miscelate in modo sempre efficace senza ricorrere ad artifizi furbeschi ed eccessivamente manieristici. In questa ottica appaiono riuscite soprattutto la lunga suite che da il titolo all’album e ‘Facade Of Reality’, mentre un brano come ‘Cry For The Moon’ ha tutte le carte in regola per scaldare il cuore dei più malinconici amanti della melodia neoclassica. Seducente anche la confezione e ben realizzato l’artwork, qualità da non sottovalutare visto il target che si pone il lavoro in questione.

Voto recensore
7
Etichetta: Transmission / Frontiers

Anno: 2003

Tracklist:

01. Adyta
02. Sensorium
03. Cry For The Moon
04. Feint
05. Illusive Consensus
06. Facade Of Reality
07. Run For A Fall
08. Seif Al Din
09. The Phantom Agony


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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