Anodyne – Recensione: The Outer Dark

Ecco finalmente disponibile da questa parte dell’oceano una delle uscite più violente, claustrofobiche e significative dell’hardcore evoluto di quest’anno. Anodyne come macchina della disperazione, come furore cieco, come eclissi di sole destinata a non finire. Sentimenti diversi che si snodano con l’assemblaggio e l’articolazione di suoni differenti (crust, noise, grind, hardcore) incastrati l’uno dentro l’altro, in lotta per emergere. ‘Form Is Emptiness’ e ‘Tenderness Of Wolves’ sono esempi supremi di come disegnare la mancanza di orientamento e di controllo, il traballare dell’orizzonte davanti a decisioni umane impossibili da prendere, la vertigine che si prova sull’orlo di un abisso nero. Parti lente e veloci inscindibilmente saldate, eseguite con una precisione massacrante ma sufficientemente slabbrate da far passare ogni considerazione sulla forma in secondo piano rispetto alla pura, cruda intensità della spinta che dà l’anima a questa musica. Stabilito che abbia poco senso cercare di incasellare gli Anodyne in maniera consueta, l’unico invito che si può rivolgere a chi ha le orecchie tese in questa direzione è quello di ascoltare, d’un fiato, tutto ‘The Outer Dark: l’esperienza sarà straniante e durissima, ma lascerà certamente una traccia in chiunque vi si accosti.

Etichetta: Escape Artist / Goodfellas

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Lucky Sky Diamond / Form Is Emptiness / Tenderness Of Wolves / Knives / Black Pearl / Our Lady Of Assassins / Finest Craftsman / Like Water In Water


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