The Osiris Club – Recensione: The Wine-Dark Sea

“The Wine-Dark Sea”, secondo album dei londinesi The Osiris Club, prosegue l’opera di rilettura del rock classico che la band intraprese tre anni or sono con il debutto “The Blazing World” e conferma i tratti caratterizzanti della band guidata dal drummer ed ex Angel Witch Andy Prestidge. Progressive rock d’antan quello degli albionici, puntellato di psichedelia con inevitabili riferimenti a Genesis, King Crimson e Pink Floyd. Questo tributo del sound fine ’70 è inoltre rafforzato dalla vena post-punk (o se preferite proto-goth) dei nostri, che mantengono i suoni distorti e pungenti nell’ottica di band come potrebbero essere The Damned e The Fall.

La produzione di Anders Møller (Ulver, Myrkur) mantiene volutamente il sound un pizzico sporco e “imperfetto”, ciò che serve per evidenziare l’alone vintage dell’album, un po’ come se stessimo ascoltando “The Wine-Dark Sea” su di un vecchio vinile con qualche graffio. Una scelta che ben si accompagna a un panorama lirico di carattere occulto (nella fattispecie ispirato ad alcuni racconti di Robert Aickman e di H.P. Lovecraft) piuttosto consueto per le release appartenenti a questo panorama musicale.

“The Wine-Dark Sea” è un album di prog rock per nulla cervellotico, anzi, al di là dei ritrovati abituali per il genere come i cambi di tempo o la pregiatezza tecnica delle esecuzioni, i brani sono piuttosto orecchiabili e vanno dritti al dunque grazie alle belle melodie portanti tessute dalle chitarre, ai duelli tra queste e i synth e alla voce versatile di Sean Cooper. Pezzi crimsoniani come “Island Of Stone”, “The Signal” e “With The Giants”, mostrano il lato più squisitamente progressive del gruppo, che non manca di inserire dei loop psichedelici parecchio lisergici come nella migliore tradizione del genere.

Ci sono poi episodi come “The Hopeless Distance” e “Mausoleum”, in cui il grupppo rende le chitarre ancora più distorte e pugenti, mentre le atmosfere si ispessiscono in un’ottica che guarda alla primissima darkwave, ovvero a quegli esperimenti spesso da parte di gruppi punk che alla fine degli anni’70 elaborarono i suoni oscuri e malinconici del gotico. Dette sperimentazioni rivivono nei The Osiris Club, una band che sceglie la strada del tributo a un sound tanto grande con personalità e buon gusto estetico.

Voto recensore
7
Etichetta: Indie Recordings

Anno: 2018

Tracklist: 01. Wormwood Grange 02. Island Of Stone 03. The Hopeless Distance 04. Mausoleum 05. The Signal 06. Ringing The Changes 07. With The Giants 08. Citadel Of The Fly 09. A Winters Night On Sentinal Hill
Sito Web: https://www.facebook.com/Osirisclub/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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