The Order Of Apollyon – Recensione: Moriah

“Moriah” è il terzo album in studio dei parigini The Order Of Apollyon, un progetto nato dieci anni fa dalla collaborazione tra il chitarrista/cantante BST (al secolo Sébastein Tuvi) e Daniel Wilding (Carcass), oggi rimasto al musicista francese, che in anni recenti ha rinnovato la line-up inserendo membri di alcune note realtà del panorama estremo transalpino (Temple Of Baal, Decline Of The I, Arkhon Infaustus).

Il nuovo “Moriah” conferma quanto di buono il nostro portale evidenziò in occasione del precedente “The Sword And The Dagger”, ovvero l’efficacia della miscela black/death della band, arricchita da soluzioni melodiche epiche e da un flavour mediorientale. A ben vedere non sussiste una grossa differenza con il passato recente, ma se vogliamo il nuovo disco spinge di più sul fattore squisitamente estremo, sacrificando parte dello spettro melodico a favore di un death tecnico e veloce di cui i The Order Of Apollyon si fanno portavoce.

Senza eccedere nell’inventiva ma con idee chiare e un notevole gusto estetico, i nostri vanno ad affrontare la tematica del satanismo razionale creando paragoni con le sonorità dei Therion o dei SepticFlesh della prima ora, acts decisamenti brutali come i Nile, ma anche con le strutture quadrate e devastanti del black evoluto dei connazionali Deathspell Omega.

I The Order Of Apollyon sono in effetti tutto questo, come testimonia l’opener “The Lies Of Moriah”, che inizia con malinconici arpeggi per evolvere in un pezzo violentissimo, tra cascate di riff e blast beats cangianti che evidenziano la tecnica dei musicisti coinvolti. Non a caso “Grey Father”, il pezzo usato come apripista, contiene numerose intuizioni “progressive” con i frequenti cambi di intenzione, sebbene dei suggestivi tappeti di riff dal gusto epico, fungano da collante.

La particolari grunt vocals di BST non smettono di dettare legge nemmeno in un pezzo particolare come “The Original Cries Of Jerusalem”, brano suggestivo toccato da melodie mediorientali, con una maggiore componente black. Finale in crescendo con la solenne “Soldat”, aperta da cori e profonde tastiere e “A Monument”, ancora un epico congedo che riprende le soluzioni orchestrali dell’album precedente.

Una  conferma convincente per il four-piece, ottimo rappresentante dell’età adulta della musica estrema.

Voto recensore
7
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. The Lies Of Moriah 02. Rites Of The Immolator 03. Grey Father 04. The Cradle 05. The Original Cries Of Jerusalem 06. Trident Of Flesh 07. Soldat 08. A Monument
Sito Web: https://www.facebook.com/theorderofapollyon

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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