Amplifier – Recensione: The Octopus

Che musicisti atipici i redivivi Amplifier, non sai mai cosa aspettarti da una delle cult band underground più in voga degli ultimi anni in ambito rock. E questa volta, dopo un lungo silenzio, dopo aver fondato la propria etichetta Ampcorp ed aver rilasciato un paio di EP (“Eternity” nel 2009 ed il recentissimo “Fractal”) gli albionici fanno davvero le cose in grande assemblando una maestosa opera rock ispirata a Queen (nelle parti + sinfoniche),  Pink Floyd (nelle parti dilatate e psichedeliche) e King Crimson (nelle parti + imprevedibili e psicotiche).

Questo è il ritorno discografico degli Amplifier così come lo percepiamo nelle prime tracce di “The Octopus” doppio monster album di 120 min abbondanti dove è oggettivamente impossibile andare a scandagliare tutti i substrati per darne conto in una semplice recensione; un po’ alla maniera degli interminabili double LP degli anni’70 Sel Balamir e compagni mettono così tanta carne al fuoco che l’ascolto si tramuta all’istante in goduria sonora per un ampissimo spettro di potenziali fruitori.
Gli Amplifier sono un power trio a tutti gli effetti perché come dimostrato dal vivo i tre musicisti inglesi producono un discreto “rumore” suonando a grandi linee come una versione allo stesso tempo più accessibile ma “in acido”dei Tool (“The Wave”); certo di accessibile nelle composizioni della band di Manchester c’è davvero poco in virtù di arrangiamenti astrusi e sonorità che rifuggono l’appeal commerciale come la peste. La title track ricorda i loro amici Oceansize per le partiture in bilico tra urgenza noise e arpeggi liquidi mentre bellissime sono le parti di chitarra nell’ultima traccia del CD 1 “Trading Dark Matter On The Stock Exchange” (dovrebbero essere presenti alcuni guest ma purtroppo non siamo a conoscenza dei nominativi); il secondo CD è invece per ampi tratti psichedelico e dilatato (parte iniziale che va da “The Sick Rose” a “Golden Ratio” esclusa) e reclama una decisa connotazione indie che si diversifica nettamente dai prodotti “pre-confezionati” in voga negli ultimi anni!

La musica degli Amplifier, e di “The Octopus” in particolare, porterebbe a elucubrazioni e vaneggiamenti pseudo filosofici che poco interesse avrebbero per i lettori di Metallus; noi semplifichiamo il tutto con “fatevi un regalo e scoprite queste due ore di musica fuori dal tempo”.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Ampcorp / Edel

Anno: 2011

Tracklist:

CD1

01. The Runner

02. Minion’s Song

03. Interglacial Spell

04. The Wave

05. The Octopus

06. Planet Of Insects

07. White Horses At Sea Utopian Daydream

08. Trading Dark Matter On The Stock Exchange

CD2

01. The Sick Rose

02. Interstellar

03. The Emperor

04. Golden Ratio

05. Fall Of The Empire

06. Blood Test

07. Oscar Night / Embryo

08. Forever And More


Sito Web: http://www.amplifiertheband.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

6 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. fdrulovic

    Bellissimo album e bella recensione. Ormai pensavo fosse passato in sordina in Italia e che nesuno l’avrebbe mai recensito.

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  2. Antonio

    Meglio tardi che mai.
    Vorrei poter dire che si candida ad album del 2011, ma in realtà è già stato best album del 2010: solo che nessuno (o quasi) lo sapeva.
    Immensi.

    Reply
  3. hawkmoon

    Un album MASTODONTICO, davvero. Invito tutti gli amanti del progressive, del rock psichedelico, persino dello stoner, a comprarlo a scatola chiusa: non se ne pentiranno.
    Un album come questo esce una volta ogni dieci anni.

    Reply

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