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The Obsessed – Recensione: Sacred

Non è mai troppo tardi. Sono passati ben 23 anni da quel “The Church Within” che sanciva il canto del cigno dei The Obsessed, ma l’incontenibile Scott “Wino” Weinrich non si è accontentato di dare nuova vita soltanto ai Saint Vitus ed eccolo riprendere le redini dello storico gruppo. Attivi dal 1976 (per quattro anni con il nome Warhorse) e di fatto parte della vecchia guardia post-Black Sabbath, tra innumerevoli split, ricongiungimenti e cambi di line-up, sono di nuovo tra noi.

Inizialmente previsto per l’autunno del 2016 e poi rimandato, il nuovo “Sacred” vede il generoso rocker accompagnato da  Reid Raley (Deadbird, Nachtmistyum) al basso e da Brian Costantino (Spirit Caravan) alla batteria. Togliamoci subito il dente: “Sacred” non possiede nulla di lontanamente originale, è un compendio di idee e sonorità squisitamente doom rock che per forza di cose arriva in ritardo sulla tabella di marcia. Eppure è un disco onesto, fatto di storie di vita ed efficace.

“Sacred” passa dal doom metal desertico ed essenziale come vuole l’americana maniera a tuffi in un hard’n’heavy vivace e sporcato di blues, sempre diretto dalla voce intensa e dalla chitarra del nostro Wino. E’ tutto già scritto nell’opener “Sodden Jackal”, cupa e dai tratti sabbathiani nelle parti lente, dinamica nelle accelerazioni. La produzione leggermente ruvida ne valorizza l’anima vintage. La titletrack colpisce con una melodia vincente nel suo procedere regolare e anthemico, la chitarra si prodiga in tappeti di riff pesanti e dai tratti epici.

La band non dimentica di infilare alcuni pezzi diretti, generalmente di breve durata e con un’anima rock, ad esempio la pungente “Razor Wire” e l’ottima “Stranger Things”, un brano che strizza l’occhio a un certo hard rock melodico adattabile ai passaggi radiofonici. Citiamo anche “Perseverance Of Futility”, una canzone dai tratti vintage e blues con tanto di organo hammond che spunta nei momenti giusti, pregiata da un assolo di chitarra davvero piacevole.

“Sacred” non rappresenta altro se non un buon compendio del doom americano, ma i suoi 43 minuti di durata trascorrono senza intoppi e ci si diverte alla grande.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Sodden Jackal 02. Punk Crusher 03. Sacred 04. Haywire 05. Perseverance Of Futility 06. It’s Only Money 07. Cold Blood 08. Stranger Things 09. Razor Wire 10. My Daughter My Son 11. Be The Night 12. Interlude
Sito Web: https://www.theobsessedofficial.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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