The Murder Of My Sweet – Recensione: Brave Tin World

Che la Frontiers Records stia cercando di investire nel settore gothic era già chiaro col debutto degli Ardorus, ultimo progetto della cantante dei Tristania Mariangela Demurtas. Va anche detto che tante proposte inserite nel suddetto filone non abbiano un granché di influenze “gotiche”: è il caso dei The Murder of My Sweet, gruppo svedese il cui sound si rifà alla musica pop/post-grunge da classifica contemporanea con un tocco di metal in perfetto stile Within Temptation e Nemesea, con occasionale uso di accordature ribassate. Dopo un debutto leggero e danzabile, il gruppo cominciò a curare di più il songwriting e gli arrangiamenti, e col terzo, “Beth Out of Hell”, tirò fuori un disco dal chiaro sapore progressive, che nonostante i suoi 70 minuti di durata, era un ottimo esempio di canzoni ispirate, con un concept piccante ed epico allo stesso tempo e arrangiamenti tuonanti, anche se qualcosa nella produzione era un po’ difettoso.

Tin Soldiers” apre l’ultimo album del gruppo, “Brave Tin World”, con delle strofe sommesse a base di arpeggi di tastiera, ma perfino durante l’esplosione del resto della strumentazione, non c’è un vero climax. I filler iniziano già con “My Religion” e “Head of the Snake”, e anche ”Safe in the Shadows” e “Hit the Ground” seguono a ruota. L’album prosegue nella sua scia di tracce orecchiabili, ma per niente complicate o pesanti all’ascolto, riscontrabile in brani come “Memento” e “Keeper of the Flame”: perfino la traccia più drammatica, “Worth Fighting For”, non esce mai dalla zona di confort prestabilita. Gli arrangiamenti sono bilanciati e la produzione è buona, ma l’eccesso di pulizia rende l’ascolto un po’ frustrante, e il materiale risulta poco personale.

Un vecchio proverbio dice “se non è rotto, non aggiustarlo”, e l’ultimo album dei The Murder of My Sweet è il tipico ascolto un po’ easy listening, un po’ teatro con tastiere a profusione senza alcun segno di canto urlato. Non è un bene e non è un male: se i riscontri di “Brave Tin World” si riveleranno positivi come il debutto degli Ardorus, sicuramente la Frontiers riproverà ancora ad investire nel magico mondo del “female-fronted”. Speriamo comunque che riesca a fare scelte di mercato più oculate in futuro.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Tin Soldiers 02. My Religion 03. Head of the Snake 04. Reasons to Live 05. Safe in the Shadows 06. Hit the Ground 07. Everyone Wins 08. Memento 09. Keeper of the Flame 10. Worth Fighting For 11. Alchemy of Sins

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