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Cradle Of Filth – Recensione: The Manticore And Other Horrors

I Cradle Of Filth sono una sicurezza, almeno per uno zoccolo duro di fan che sa benissimo cosa aspettarsi dall’ensemble di Ipswich. E in effetti, nel nuovo album “The Manticore And Other Horrors” (il decimo sulla lunga distanza), la musica non cambia. Così come, aggiungiamo noi, non si cambia nemmeno una squadra che vince, sebbene la manticora e gli altri orrori non differiscano di una virgola dalle produzioni più recenti degli albionici. L’effettiva novità sta nella riduzione dell’act a un three-piece, con Dani Filth responsabile della stesura delle liriche, mentre a comporre la musica e i consueti pomposi arrangiamenti, troviamo il chitarrista Paul Allender (anche in veste di produttore) e il batterista Marthus. Detto questo, via libero al consueto extreme metal tecnicamente impeccabile, fatto di accelerazioni spasmodiche sorrette dal diabolico ululato di Mr. Filth (che questa volta a tratti, cerca anche l’intonazione pulita), smussate agli angoli da parti di ampio respiro melodico in cui sono i cori operistici e gli innesti sinfonici a fare la parte del leone. Il tutto, come sempre, curato nei minimi particolari. Basta ascoltare l’intro di musica classica (“The Unveiling Of O”) e la successiva, rutilante “The Abhorrent” per capire che una volta di più siamo entrati nel mondo filthiano, fatto di incubi e mostri, trattati con quella caratteristica eleganza. E alla faccia dei cambiamenti, i nostri scelgono ancora la via più sicura. Una mossa che fondamentalmente paga, considerando come l’ennesimo album “copia e incolla” funzioni davvero bene, tra riff serrati, una sezione ritmica lanciata in corsa e gustosi break che paiono sottratti a una qualche colonna sonora. Sempre più kitsch (se non amate la band leggete pure “pacchiani”) e ridondanti, le Culle dell’Infamia trovano oggi i loro apici espressivi in “Frost On Her Pillow” e “Pallid Reflection”, due brani dal tiro indiscutibile che sanno coniugare al meglio il lato ferale a quello più melodico del gruppo. Tutto il resto è sicurezza, è un team ben rodato che porta a casa il trofeo giocando in difesa. Poco importa, lo zoccolo duro di cui parlavamo sopra apprezzerà anche questa volta.

Voto recensore
7
Etichetta: Peaceville / Audioglobe

Anno: 2012

Tracklist:

01. The Unveiling Of O
02. The Abhorrent
03. For Your Vulgar Delectation
04. Illicitus
05. Manticore
06. Frost On Her Pillow
07. Huge Onyx Wings Behind Despair
08. Pallid Reflection
09. Siding With The Titans
10. Succumb To This
11. Sinfonia


Sito Web: http://theorderofthedragon.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Andrea Wayne Vultaggio

    Scusate, ma devo fare due appunti sulla recensione, ovviamente senza pretesa alcuna. Il primo sta nel fatto che Frost On Her Pillow la reputo la canzone meno espressiva dei Cradle Of Filth, infatti inizialmente ho rinunciato a comprare il CD proprio sulla base di quella canzone, bella si ma cantata malissimo, credo la peggior interpretazione di Dani Filth al microfono.

    Il secondo appunto sta nel dire che Cradle of Filth non significa “Culla dell’Infamia”…infatti Filth sta per osceno, sporco, sozzo. E direi che i testi ed il 90% dei video della band rendono alla perfezione il concetto della Culla dell’Oscenità (vedesi From The Cradle To Enslave oppure No Time To Cry che rendono alla perfezione questo concetto).

    Espresso il mio parere vi saluto e continuo a seguirvi, fate sempre un ottimo lavoro! Grandi! :))

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