Die Krupps – Recensione: The Machinists Of Joy

Abbiamo dovuto aspettare ben sedici anni per poterli ascoltare di nuovo, ma ne è valsa la pena. I Die Krupps si erano congedati dalle scene musicali nel 1997 con “Paradise Now”, un album che fortificava la componente heavy metal che la band aveva sviluppato nel corso degli anni ’90, sebbene i nostri, attivi fin dal 1980, siano da considerare insieme a D.A.F., Kraftwerk e Einstürzende Neubauten, tra i pionieri della musica elettronica sperimentale tedesca. Jürgen Engler e soci tornano con un album che tributa il passato elettronico della band, la vecchia scuola EBM/industrial, nonché quel pop sintetico e ricercato che trovò in Germania un terreno particolarmente fertile. Un ritorno ai vecchi tempi che si palesa subito nel titolo, questo “The Machinists Of Joy” che ricalca un celebre singolo che la band diede alle stampe nel 1989, appunto “Machineries Of Joy”. Ancor più significativa è la copertina, esattamente identica a quella dello storico album “Metal Music Machine” (1975) del mai troppo compianto Lou Reed, un disco che a sua volta ispirò il singolo dell’ensemble di Dusseldorf che ne porta lo stesso nome, datato 1992. Venendo finalmente alla nuova opera, “The Machinists Of Joy” è un platter dal sapore antico e gustosamente vintage, tuttavia non si tratta di un’operazione nostalgia, bensì di una vera e propria attualizzazione di musica elettronica fatta alla tedesca maniera, con quegli inconfondibili risvolti krautrock. Ed è un piacere constatare come il tempo sembri essersi fermato. Testi sempre intelligenti, rivolti a problematiche come la spersonalizzazione dell’individuo nelle fabbriche che si esplica attraverso dei beats ripetuti e ipnotici che concretizzano il vero rumore industriale, quello che potete sentire in un’acciaieria, magari. Lo notiamo in “Schmutzfabrik”, nella minimale “The Machinist Of Joy” e nell’ossessiva “Part Of The Machine”. Un occhio di riguardo è comunque sempre dato alla melodia fruibile e al refrain avvincente, il quale non scade mai nella banalità ma si lascia apprezzare in ogni occasione. A testimoniarlo troviamo “Robo Sapiens”, cupa e intensa denuncia della situazione dell’uomo che diventa macchina, piccolo organismo operativo assorbito completamente nel processo industriale, ancora “Essenbeck”, più nervosa e moderna e “Eiskalter Engel”, magnifico esempio di minimal synthpop crucco al 100%, un brano che sarebbe potuto uscire senza problemi trent’anni fa e diventare un singolo di successo.  Il gruppo guarda dunque molto ai tempi che furono, ma non mancano comunque riferimenti anche al passato meno recente, da vedersi in brani dove è marcato l’uso delle chitarre, come “Nocebo”, che tuttavia resta un episodio orecchiabile. Per una volta vi invitiamo a procurarvi l’edizione limitata dell’album, poiché nel secondo dischetto non troverete i soliti opinabili remixes, bensì altri brani inediti e di spessore. Citiamo la marziale “Nazis Auf Speed”, “Panik”, dal feeling molto punk e lanciata alla velocità della luce e per finire l’ipnotica “Sans Fin”, brano sperimentale che vede la partecipazione di Geoffroy D dei Dernière Volonté. “The Machinists Of Joy” ci riconsegna i Die Krupps con ancora molte frecce al proprio arco, in grado di mettere sul piatto un sound devoto alla vecchia scuola dell’elettronica ma che non teme nessun confronto con il presente.

 

 

Voto recensore
8
Etichetta: SPV / Audioglobe

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Ein
Blick Zurück Im Zorn

02.  Schmutzfabrik

03.  Risikofaktor

04.  Robo Sapien

05.  The Machinist Of Joy

06.  Essenbeck

07.  Im Falschen Land

08.  Part Of The Machine

09.  Eiskalter Engel

10.  Nocebo

11.  Im Schatten Der Ringe

Bonus CD ltd. Edition

01.  Nazis Auf Speed

02.  Panik (feat. Metal Urbain)

03.  Sans Fin (feat. Derniere Volonte)

04.  Neue Helden

05.  Industrie-Mädchen


Sito Web: http://www.die-krupps.de/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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