Recensione: The Lost Children

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Recensione: The Lost Children

Disturbed

Track Listing

01. Hell
02. A Welcome Burden
03. This Moment
04. Old Friend
05. Monster
06. Run
07. Leave It Alone
08. Two Worlds
09. God of The Mind
10. Sickened
11. Mine
12. Parasite
13. Dehumanized
14. 3
15. Midlife Crisis
16. Living After Midnight

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Gli statunitensi Disturbed sono tra i pochi validi sopravissuti dell’ondata nu-metal dei primi anni ’00. Il merito di questo invidiabile primato di longevità va certamente in buona misura al talento vocale di David Draiman, fra i pochi ad aver lasciato un segno profondo nel genere (insieme a Davis, Tankian, Keenan e Moreno).

“The Lost Children” non è un nuovo album di inediti, bensì una corposa raccolta di b-sides e rarità, con cui i Disturbed colmano alcuni spazi rimasti vuoti, nella loro discografia, ma soprattutto danno un positivo segnale di vitalità, dopo le notizie relative al periodo di stop discografico indefinito, rilasciate dal gruppo.

La tracklist non è assemblata secondo un criterio cronologico, ma per ottenere la massima resa possibile nella giustapposizione dei brani. L’incipit è dunque affidato all’impatto frontale di “Hell”, b-side di “Ten Thousand Fists”, che ricalca perfettamente l’atmosfera tesa di quell’album. La seconda “A Welcome Burden” proviene invece dalle registrazioni del bestseller “The Sickness”, e non a caso si mostra immediatamente una spanna sopra le altre, in quanto a incisività ed energia (al pari di “God Of The Mind”).

L’ascolto procede in modo fluido, sebbene la natura compilativa di quest’uscita emerga nella misura in cui molti brani finiscono per somigliarsi. Degne di menzione l’inedito assoluto “Mine” e “3”, dedicata ai ragazzi del West Memphis Three. In coda al disco c’è spazio anche per due cover, “Midlife Crisis” dei Faith No More, con un ricalco vocale impressionante da parte di Draiman, e la più canonica “Living After Midnight” dei Judas Priest (introdotta dal solo di batteria di “Painkiller”).

“The Lost Children” è un’uscita nella quale è facile e inevitabile sentire odore di revival, ma si avverte altrettanto bene l’alta professionalità della band, i cui brani, in apparenza semplici e immediati, sono in realtà frutto di studio e lavoro ben precisi. Come sempre impeccabile, in questo senso, la prova  Dan Donegan, riff-maker infaticabile e spalla fondamentale delle bizzarrie canore di Draiman.

I fan dei Disturbed che già non possedessero queste canzoni su altri supporti, hanno quindi un’ottima opportunità di aggiungere in un colpo solo un valido tassello alla propria collezione, che riporta fedelmente tutti i pregi e i difetti della band, per un tuffo a bomba nel nu-metal del 2000, in massima parte intreressante e piacevole da compiere.

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