The Lion’s Daughter – Recensione: Future Cult

“Black Metal meets 80’s Horror Album”. E’ una descrizione un po’ bislacca quella che i The Lion’s Daughter danno del nuovo album “Future Cult”, ma in qualche modo calza alla necessità di sperimentare manifestata dal three piece del Missouri. In effetti la palude solfurea e ribollente di un album monolitico e disperato come il precedente “Existence Is Horror” (incensato in questa sede), lascia spazio maggiore alla melodia, alle divagazioni elettroniche e a forme canzone più snelle e precise. Eppure,  il senso di malessere e malinconia su cui la band ha costruito la propria essenza non viene meno, anzi si rafforza.

I synth emergono durante le tracce non solo come accompagnamento, ma come uno strumento che ritaglia ampi spazi, squarciando la soffocante cappa nera con le influenze new wave e progressive che il gruppo elabora. E le armonizzazioni indubbiamente eighties della titletrack seguono davvero bene alle ritmiche serrate del pezzo, guidato dalla chitarra e dalla voce gridata di Rick Giordano, coadiuvato dalle tellurica sezione ritmica composta da Erik Ramsier (batteria) e Scott Fogelbach (basso).

La devozione per i Neurosis emerge prepotentemente in “Call The Midnight Animal”, brano che esalta la matrice postcore e pieno di cambi di intenzioni, dagli accenni pinkfloydiani iniziali al caos elettronico successivo. Talvolta la band manifesta urgenza espressiva maggiore, ad esempio in “Suicide Market” e “Galaxy Ripper”, in cui, al di là delle voci robotiche (che si inseriscono anche molto bene) si sfiorano i lidi dello sludge/death.

“The Gown” rivela un sorprendente romanticismo grazie ai dialoghi tra i synth e la chitarra acustica, sfociando però in un finale violento e cacofonico. Altrettanto sorprendente, “Grease Infant” rivela un’impronta rock e una linea melodica addirittura orecchiabile (termine da rapportare al contesto). Il finale è affidato a “In The Flesh”, in cui il viaggio termina tra stacchi progressive e rumore bianco che prelude a una devastante ripresa.

Gli americani si confermano un ensemble sopra le righe, una realtà di tutto rispetto in questo panorama di metal moderno e sofisticato che li affianca ad altri esponenti quali Inter Arma, Primitive Man e Bongripper.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2018

Tracklist: 01. Future Cult 02. Call The Midnight Animal 03. Die Into Us 04. Suicide Market 05. The Gown 06. Grease Infant 07. Galaxy Ripper 08. Tragedy 09. Girl Autopsy 10. In The Flesh
Sito Web: https://www.facebook.com/thelionsdaughter

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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