Horseback – Recensione: The Invisible Mountain

Lungo l’ipotetico crocevia fra stoner rock, sludge, black metal, kraut-rock, influssi psichedelici e derivazioni ambient ecco apparire questo “The Invisibile Mountain” seconda opera sulla lunga distanza del talentuoso polistrumentista Jenks Miller sotto il monicker Horseback. L’album in questione, preso in consegna da Relapse dopo una prima stampa Utech Records, in soli quattro brani per 40 minuti scarsi di durata riesce a dire qualcosa di personale, proponendo un valido discorso musicale che, prendendo spunto da quanto fatto da prime-movers delle rispettive scene, come Neurosis, Sleep, Earth, va a sperimentare nei territori di confine fra più generi, non soffermandosi e non restando ingabbiato da nessuno di essi.

Fa piacere osservare come ci sia ancora margine per esperimenti musicali di ottica free, e spazio per essi fra i roster delle etichette, perché l’operato di Miller, forse lontano da essere una pietra miliare, risulta comunque un discorso d’appendice davvero valido e godibile, capace di suscitare l’interesse di quanti solitamente si abbeverano alla fonte del doom, dello slude, dello stoner e del drone. Fra giri circolari che si sviluppano come spire attorno al pulsare del basso, sinth, fuzz, e una voce non banale, nella sua espressività ai limiti del black, c’è davvero tanta carne al fuoco. Il pericolo di disperdersi in inutili sbrodolate è evitato dalla concisione delle tracce, che, a eccezione dell’intimista e ossianica "Hateclouds Dissolving Into Nothing" (16 minuti di ambient-drone), riescono a sviluppare e compiere il loro discorso, rimanendo di durata media. A parte la già citata suite conclusiva stupisce positivamente la seconda traccia, "Tyrant Symmetry", quasi una livida traduzione american-sludge del Burzum più contaminato dall’industrial. Notevole anche la title-track, che, utilizzando sempre gli stessi elementi già citati, riesce a raggiungere ragguardevoli climax di intensità. Un lavoro non per tutte le orecchie, certo, ma che sarà apprezzato da quanti vogliano sperimentare un’esperienza d’ascolto non limitata a un preciso ambito musicale, ma capace di prenderne gli elementi migliori e convogliarli in un racconto personale dai toni mistici (e qui il parallelismo fra questa "The Invisible Mountain" e la Montagna incantata/sacra di Mann/Jodorowsky).

Un’altra uscita interessante marchiata col sigillo Relapse records, che ancora una volta si fa notare per l’intelligenza e l’apertura mentale applicata al metal a 360°.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse Records / Masterpiecde

Anno: 2010

Tracklist: 01. Invokation
02. Tyrant symmetry
03. The Invisible mountain
04. Hatecloud dissolving into nothing

Sito Web: http://horseback.bandcamp.com/

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