Fear Factory – Recensione: The Industrialist

Aspettarsi un qualsiasi cambiamento stilistico da parte dei Fear Factory sarebbe quanto meno illogico. Ed infatti anche questo nuovo “The Industrialist” si riveste de consueto mantello di riff compatti di matrice industrial metal e aperture più melodiche con tanto di cantato pulito evocativo che è facile riconoscere come marchio di fabbrica della band. La ricetta è quella più scontata possibile, ma la ritrovata coppia Cazares, Burton C. Bell gode comunque di una solidità e credibilità artistica tali da far sperare in una sequenza di tracce di bell’impatto e qualità.

In effetti la recensione potrebbe quasi chiudersi con tale premessa, perché l’ascolto di “The Industrialist” non sposta di una virgola quelle che sono le attese e semmai rispetto al precedente “Mechanize” la band si spinge ancora di più nel tentativo di avvicinarsi alla formula classica, replicando in gran parte per melodie cibernetiche, struttura stratificata e tipologia di suono quanto già fatto in album storici come “Demanufacture” e “Obsolete” (anche se qui ci pare di capire si faccia uso in modo esclusivo di una drum machine, con l’aiuto nel programming dal batterista dei Devolved John Sankey. ).

Ad un primo ascolto si rischia quindi di liquidare l’album come un’aggiunta inutile e tardiva a quanto già detto in passato, ma con qualche giro in più nello stereo ci si accorge comunque che per quanto ripetitivi i “veri” Fear Factory riescono sempre meglio di altri a creare la miscela sopra descritta e se i ritornelli di “New Messiah”, “Recharger” o “Difference Engine” viene difficile cacciarli dalla testa un motivo comunque ci sarà. Stesso discorso per ciò che riguarda il riffing: difficile non rintracciare in brani come la stessa “Recharger”, “The Industrialist” o “Virus Of Faith” una matrice di già sentito non indifferente, ma l’impatto e la pulizia d’esecuzione rimangono unici e non dispiacciano neanche un po’.

Le poche cose davvero sopra le righe e meno prevedibili arrivano dai brani più elettro-industrial come la bella “God Eater”, “Depraved Mind Murder” o “Disassemble” (mentre il finale intimista di “Human Augmentation” ci apre sinceramente fin troppo dilatato).

Si tratta insomma del classico lavoro dedicato ai fan più affezionati, a cui importerà davvero poco dell’alone di deja-vu che ammanta l’opera, mentre per gli altri “The Industrialist” sarà solo l’ennesimo tentativo inutile di una band sorpassata, tanto fondamentale per la storia, quanto incapace di staccarsi da una formula ormai logorata dal tempo e dalla ripetizione.

Voto recensore
7
Etichetta: AFM Records

Anno: 2012

Tracklist:

01. The Industrialist
02. Recharger
03. New Messiah
04. God Eater
05. Depraved Mind Murder
06. Virus of Faith
07. Difference Engine
08. Dissemble
09. Religion is Flawed Because Man is Flawed
10. Human Augmentation
11. Blush Response (Difference Engine) - Bonus Track
12. Landfill - Bonus Track


Sito Web: http://www.facebook.com/fearfactory?v=wall&ref=ts

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login