Arise – Recensione: The Godly Work Of Art

Ebbene si, sfatiamo ogni dubbio fin da subito. La band il nome l’ha preso proprio dall’album omonimo dei Sepultura. Ma passiamo alla musica. Gli Arise fanno incontrovertibilmente death metal (con il nome che hanno non potevano mica fare prog). Lo loro ricetta è piuttosto semplice: passati gli ultimi dieci anni ad ascoltare death americano e scandinavo hanno semplicemente deciso di replicare diligentemente tutto quello che hanno ascoltato. Non ci stupisce pertanto la scelta della formazione di eseguire ordinatamente una serie di stereotipi del loro genere preferito con preciso riferimento alla scena scandinava (di fatto la più eterogenea). Il disco che ne esce però è decisamente superiore alle attese. Di fatto, pur manifestando ancora grossi problemi di identità, gli Arise hanno confezionato un album interessante. Diretto come un pugno in piena faccia, questo lavoro ha il raro pregio di non menare mai il can per l’aia. Lo stesso miscuglio di influenze che appare palese in una scaletta di canzoni piuttosto eterogenee come quello di ‘The Godly Work Of Art’ sembra manifestare più che confusione un eccesso di entusiasmo, una voglia di fare quasi frenetica. Il disco quindi finisce per toccare un po’ tutti i riferimenti canonici del metal estremo (Sepultura, Carcass, At The Gates, In Flames fino ad arrivare anche ai Kreator), ma anche a confezionare qualche chicca come ‘Cellbound’ o ‘Within’ due brani di livello decisamente superiore. Come tutte le band moderne anche gli Arise ogni tanto pagano il tributo a rallentamenti improvvisi fondamentalmente inutili, ma in definitiva il giudizio su questo esordio rimane largamente positivo. Chiude la cover di ‘Motorbreath’ dei Metallica.

Voto recensore
6
Etichetta: Spinefarm / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: A Godly Work Of Art / Generation For Sale / Within / Delusion Of Life / Haterush / Cellbound / Wounds / Abducted Intelligenc / And The Truth Is Lies / Motorbreath


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