Atticus Ross – Recensione: The Girl With The Dragon Tattoo

Dove non arrivano i Nine Inch Nails, arriva il cinema. Dopo aver messo in stand by a tempo indeterminato la band madre (ma abbondano i rumors che parlano di un possibile quanto rapido ritorno sulle scene) il buon Trent Reznor si è tolto alcune soddisfazioni con l’arte dei fratelli Lumière. La colonna sonora scritta per il film “The Social Network” insieme ad Atticus Ross gli è valsa la premiazione con un Oscar e un Golden Globe, premi piuttosto rari per un musicista metal se non si parla di Grammy.

Ed ecco dunque che il duo ritorna alla pellicola componendo una nuova colonna sonora per il film “The Girl With The Dragon Tattoo”, primo episodio del remake americano sulla trilogia di “Millenium”, opera dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson. Il film, con il titolo di “Uomini Che Odiano Le Donne” sarà proiettato nelle sale italiane nel mese di Febbraio 2012 e solo allora, quando i suoni accompagneranno le immagini, potremo formulare un giudizio attendibile sul valore della nuova opera di Reznor e Ross.

Perché? Semplice. I tre Cd che andremo ad analizzare sono in massima parte composti da tracce strumentali e, scevre delle azioni e delle scenografie con cui costituiranno un tutt’uno, finiscono inevitabilmente per penalizzare l’ascolto. Va detto che da un punto di vista tecnico, la macchina messa in moto dai due musicisti è senza dubbio efficace e a modo suo, riesce a inquietare, a trasmettere sensazioni. I brani sembrano essere pervasi da un grande senso di calma, una calma che tuttavia prelude ad esplosioni industriali di rabbia e rumore degne dei N.I.N., come possiamo notare in “A Thousand Details” e nelle estremizzazioni psichedeliche di “An Itch”. Tutto ciò che rimane è musica cangiante, è un ambient spoglio da troppi orpelli che procede lisergico e rarefatto, tra parti di pianoforte dissonante e un’elettronica sinuosa ma al tempo stesso lontana da possibili tentazioni commerciali (le sperimentazioni di “Oraculum” la dicono lunga in questo senso). E non dimentichiamolo, tre ore di ascolto sono veramente tante, se il prodotto non viene assunto in piccole dosi, si rischia di fare indigestione.

Sono soltanto due i brani cantati. L’incipit, affidato a una cover di “Immigrant Song” dei Led Zeppelin interpretata dalla voce di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs, resa in un corpo elettronico che cita i N.I.N. nemmeno velatamente, ma che rimane comunque fedele allo spirito dell’originale. In coda, il congedo è offerto da una claustrofobica versione dark di “Is Your Love Strong Enough?”, di Bryan Ferry, cantato da Mariqueen Maandig, moglie di Reznor e sua partner nel recente progetto How To Destroy Angels.

Un ascolto fitto, non facile, che tuttavia non lascia indifferenti. Diamo al buon Trent un giudizio positivo sulla fiducia (se è già arrivata una nuova nomination al Golden Globe, ci sarà un motivo) e attendiamo l’uscita del film nelle sale cinematografiche.

Voto recensore
7
Etichetta: The Null Corporation

Anno: 2011

Tracklist:

CD 1

01. Immigrant Song
02. She Reminds Me of You
03. People Lie All the Time
04. Pinned and Mounted
05. Perihelion
06. What If We Could?
07. With the Flies
08. Hidden in Snow
09. A Thousand Details
10. One Particular Moment
11. I Can't Take It Anymore
12. How Brittle the Bones
13. Please Take Your Hand Away

CD 2

01.Cut into Pieces
02. The Splinter
03. An Itch
04. Hypomania
05. Under the Midnight Sun
06. Aphelion
07. You're Here
08. The Same as the Others
09. A Pause For Reflection
10. While Waiting
11. The Seconds Drag
12. Later into the Night
13. Parallel Timeline With Alternate Outcome

CD 3

01. Another Way of Caring
02. A Viable Construct
03. Revealed in the Thaw
04. Millennia
05. We Could Wait Forever
06. Oraculum
07. Great Bird of Prey
08. The Heretics
09. A Pair of Doves
10. Infiltrator
11. The Sound of Forgetting
12. Of Secrets
13. Is Your Love Strong Enough?


Sito Web: http://twitter.com/trent_reznor

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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