Deluge Grander – Recensione: The Form Of The Good

Il modo migliore per affrontare il secondo lavoro dei Deluge Grander è semplicemente quello di prenderlo sottogamba. Può andare benissimo come sottofondo musicale mentre cercate di risolvere il sudoku della settimana, o mentre ripulite la camera quel minimo che basta per sopravvivere, perché cercare di concentrarsi su ogni singolo passaggio non provocherebbe altro che un fastidioso mal di testa. Con questo non si vuole dire che il disco non sia piacevole, anzi, ma solo che appartiene a quella schiera di album di un genere talmente trasversale che non si può neanche considerare un genere, e che va preso per quello che è senza porsi troppe domande. In “The Form Of The Good” infatti, oltre ai quattro musicisti che compongono la formazione tradizionale, fanno la loro apparizione un gran numero di ospiti speciali, che si alternano suonando strumenti come violino, violoncello, flauto dolce, clarinetto, sassofono, tromba, trombone e oboe. Se si aggiunge il fatto che il disco è interamente strumentale e che i titoli fanno riferimento a un tentativo di mettere in musica alcune fasi dell’evoluzione del nostro pianeta, si avrà un quadro abbastanza completo dell’opera.

È praticamente impossibile riferirsi ad un unico genere, e questo lo si capisce già dalla presenza di così tanto strumenti diversi; si oscilla perennemente dal progressive al jazz, dal funky all’ambient sperimentale, con l’intento di dare sfogo alla propria creatività senza limiti. Di certo, se si superano indenni i quattordici minuti di “The Tree Factory”, è meno semplice superare gli oltre diciannove minuti che compongono la title – track. Ma in fondo, dopo qualche ascolto, non ci si rende quasi più conto della linea di demarcazione fra un brano e l’altro, si scivola su una superficie sonora che esula da qualsiasi etichettatura, ed è proprio questo il suo punto di forza, comprensibile non da tutti, ma da chi è estimatore di gruppi borderline (ad esempio i Mr. Bungle o i defunti Sieges Even). I lavori del genere si amano o si odiano; in questo caso è più probabile la prima ipotesi, in quanto il risultato finale è piacevole e abbastanza delicato, ma è fondamentale essere in possesso di molta pazienza, apertura mentale, e perché no, anche di un buon antidolorifico. Non si sa mai.

Voto recensore
7
Etichetta: Emkog Records

Anno: 2009

Tracklist: 1. Before the Common Era
2. The Tree Factory
3. Common Era Caveman
4. Aggrandizement
5. The Form of the Good

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