Echoes Of Eternity – Recensione: The Forgotten Goddess

‘The Forgotten Goddess’ è il debut album degli Echoes Of Eternity, five-piece da Los Angeles dedito a un genere piuttosto particolare che potremmo definire extreme/gothic/progressive metal.

Immaginate un calderone nel quale confluisce un riffing tagliente e articolato (per certi versi simile a quanto prodotto dai Death nell’ultimo periodo), una sezione ritmica d’impatto e un cantato femminile cristallino e malinconico.

Un’idea tutto sommato intrigante e originale, ma se vi state già sfregando le mani convinti di avere di fronte un platter dalle grandi potenzialità, purtroppo vi sbagliate. Gli elementi visti sopra non si amalgamano a dovere, ad esempio la voce di Francine, che dovrebbe essere il filo rosso di tutto il disco, non sempre riesce ad emergere attraverso i ritmi aggressivi e tante volte la sua delicatezza appare fuori luogo quando la band velocizza i pezzi e li rende ancora più pesanti.

Va anche detto che, nonostante questo paventato bagaglio progressive, le song sono piuttosto prolisse, con un riff portante che pur sfaccettato tende a ripetersi per svariati minuti.

Non tutto è da buttare per fortuna, alcuni episodi come l’arrembante ‘Expressions Of Flesh’, o la titletrack (decisamente più fruibile, con in primo piano la voce di Francine), riescono a farsi apprezzare, ma nel complesso l’ascolto non riserva grosse sorprese.

Peccato, perché l’idea in sé è piuttosto buona, ma devono essere fatti diversi aggiustamenti.

Voto recensore
5
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist:

01.Burning With Life
02.Expressions Of Flesh
03.Voices In A Dream
04.Towers Of Silence
05.The Forgotten Goddess
06.The Kingdom Within
07.Circles In Stone
08.Garden Of The Gods
09.Lost Beneath A Silent Sky
10.Adrift


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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