I Black Messiah realizzano con “The Final Journey” il loro quinto full length, che potremmo definire un album viking epicheggiante e sinfonico, che non disdegna sostenute dosi di melodia quadrata tipicamente tedesca.
Dal lontano 1992, anno di fondazione della band, molta acqua è passata sotto i ponti ed oggi l’unico membro originario presente nella line-up è Zagan, sempre alle prese con linea vocale, chitarra, violino e mandolino. Nonostante siano passati ormai vent’anni e la carica quasi black degli esordi si sia decisamente contaminata con inserti melodici e porzioni di folk sempre più massicce, lo stile dei nostri rimane abbastanza riconoscibile, grazie al violino di Zagan, nonché all’uso di cori maestosi e profondi, che fanno da contraltare al growl tipico del leader del gruppo.
Sostanzialmente il CD può essere suddiviso in due parti.
Le prime sei canzoni costituiscono un EP a sé, caratterizzato anche da alcuni salti nel passato come l’opener “Windloni”, decisamente black oriented; vero manifesto del gruppo è poi “Der Ring Mit Dem Kreuz”, cantata in tedesco, in cui il gusto folk esplode completamente grazie alle partiture di violino che dominano in lungo ed in largo una song dal mood quasi allegrotto e power, se non fosse per la linea vocale growl. Davvero riuscita è poi la cover della strumentale “Into The Unfathomed Tower”, originariamente dei Candlemass (presente su “Tales Of Creation”), in cui i due chitarristi, Frangus e Meldric, ci deliziano con una prova che regge il confronto con l’opera dei doom master svedesi.
La seconda parte del CD è un vero e proprio concept basato su Naglfar, la nave infernale della mitologia norrena costruita con le unghie dei morti, la cui costruzione provocherà l’inizio del Ragnarok.
Le quattro song che compongono il mini-concept propongono un gruppo maturo che inserisce dosi ancor più intense di melodia e linee vocali sempre più pulite, in cui la voce assume addirittura toni operistici. L’esordio del concept è invece affidato a “The Naglfar Saga: Prologue – The Final Journey”, strumentale in cui l’elemento folk predomina, al servizio di un narratore che ci introduce nell’ambito dell’evento rappresentato.
Interessanti e riuscite sono “The Naglfar Saga: Mother Hel” e “The Naglfar Saga: On Board”, che alternano momenti tranquilli ad accelerazioni black. Di certo però il pezzo migliore del concept è la conclusiva “The Naglfar Saga: Sailing Into Eternity” in cui il viking dei Black Messiah diventa un extreme epic metal maestoso e convincente.
In conclusione “The Final Journey” rappresenta un ulteriore tassello di qualità nell’ambito di una discografia sempre più valida per un gruppo che ha saputo ritagliarsi la sua fetta di notorietà.











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