Fairyland – Recensione: The Fall Of An Empire

Seconda release per i francesi Fairyland (se non consideriamo l’album ‘Realm Of Wonders’,uscito con il monicker di Fantasia), questa volta uscita per l’austriaca Napalm, dedita normalmente a sound ben più estremi rispetto all’epic power sinfonico dei nostri.

Questa volta dietro al microfono non troviamo più la ex Dark Moor, la spagnola Elisa Martin, ma il discreto Max Leclerqc (anche nei Magic Kingdom), che anche se non brilla per particolarissime doti non sfigura affatto e riesce a interpretare con il giusto piglio i fraseggi melodici creati del gruppo.

I passi avanti fatti con questo secondo album (il primo disco, del 2003, si intitolava ‘Of War In Osyrhia’) sono indubbiamente più che evidenti da ogni punto di vista.

La produzione è decisamente migliorata e le orchestrazioni sono decisamente ottime, più vere e vivaci.

Il singer nuovo, dalla voce a tratti profonda (alle volte ricorda un poco Martin del periodo Balck Sabbath) ed a tratti simile al singer dei Sonata Arctica, interpreta i nuovi brani, più ricchi, forse meglio della seppur brava Elisa.

In terzo luogo notiamo come sia migliorato anche il lavoro dell’artwork che ci presenta stavolta una copertina super-epica con uno violentissima battaglia e un’illustrazione veramente sublime.

I brani sono tutti dei piccoli affreschi che varrebbe la pena di analizzare con cura.

Si parte con il corale attacco di ‘The Fall Of An Empire’ e si continua con la più moderata e sinfonica ‘Lost In The Dark Lands’.

Nel terzo brano, ‘Lost In The Dark Lands’, i nostri ci deliziano con un assolo in cui si dipana un bellissimo duello fra le tastiere di Philippe Giordana e la chitarra di Anthony Parker, con il contorno di cori superbamente realizzati, che superano nettamente il lavoro svolto nella precedente e seppur discreta release, ‘Of War In Osyrhia’.

Grandioso anche il lavoro svolto per ‘Eladnie Uelle’, brano da cui si evince anche una delicatezza e un’eleganza inaspettata; questa brano che incorpora parti folk e classiche si fa apprezzare anche per i cori e le armonie create e condotte magistralmente.

Giunti all’ascolto di metà del lavoro ci si rende conto di come l’iniziale ispirazione dovuta a Rhapsody Of Fire e Blind Guardian si sia evoluta in un ottimale sound personale e ispirato.

Nel prosequio del disco si apprezzano ancora gli intrecci melodici professionali eseguiti dai nostri praticamente in tutte le canzoni. Citiamo ancora l’affascinante ‘In Duna’ in cui la parte da leone viene svolta da una voce femminile angelica e la suite ‘The Story Remains’ che raccoglie tutte le buone caratteristiche sino ad ora sottolineate.

Chiaramente la matrice lirica è fantasy e indubbiamente il disco è un concept album ma la mancanza nel promo dei testi non permette di approfondire il discorso. Di certo se la perizia dello scrivere la storia è lo stesso dimostrato a livello strumentale si tratterà di un ottimo esempio di fantasy.

Da avere.

Voto recensore
8
Etichetta: Napalm Records/Audioglobe

Anno: 2006

Tracklist: 01. Endgame 02. The Fall Of An Empire 03. Lost In The Dark Lands 04. Slaves Forlorn 05. The Awakening 06. Eldanie Uelle 07. Clanner Of The Light 08. To The Havenrod 09. The Walls Of Laemnil 10. Anmorkenta 11. In Duna 12. The Story Remains 13. Look Into Lost Years

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