Neurosis – Recensione: The Eye Of Every Storm

Capiterà sempre più spesso, in futuro, di imbattersi in esperienze come questa. Oggi però fa ancora effetto quando la sperimentazione elettronica ad alti livelli incontra la musica percussionista, tribale, sonica ed elettrificata dei Neurosis. Lo scontro è inevitabile. Allo stesso modo la conseguente fusione tra le due componenti è inscindibile. E i contrasti non fanno che aumentare il fascino di ‘The Eye Of Every Storm’. Secco, asciutto, penetrante ma plasmabile e morbido, quasi voluttuoso. La musica della neuro-formazione di Oakland -San Francisco, CA- stavolta ha del mistico e del reverenziale. In alcuni momenti trascende addirittura il significato stesso di psichedelia, sempre e comunque presente. I sibili e i fischi delicatamente poggiati sui ritmi vagamente tribali di ‘Burn’, in apertura, rimarcano il fatto che ‘A Sun That Never Sets’ sta avendo una continuazione. Il suono e l’ambiente circostante, più che l’aggressività o la potenza, sono gli elementi evidenziati. Anche se non mancano paurosi assalti cerebrali che non ci si aspetta da un momento all’altro. Si schizza verso lidi sonici e spaziali a bordo dell’attacco vocale furioso dopo l’apparente calma a metà traccia. Per alcuni attimi rimembranze di ‘Times Of Grace’ affiorano selvaggiamente. La successiva ‘No River To Take Me Home’ scatena ombrosi ricordi verso una delle band che più di tutte ha saputo trarre vantaggi dalle note oscure, i My Dying Bride. Ed è strano a dirsi come i Neurosis, nati da un ambiente musicale diametralmente opposto a quello degli Inglesi, si siano poi ricongiunti stilisticamente proprio a loro, traendone ispirazione. La calma e il pensiero regnano sovrani nell’occhio di questo gigantesco ciclone attorno al quale tutto si muove e si agita, si rimescola e si solleva alzando un muro di suoni e note vorticose. Ne restiamo storditi. Come l’intro pulsante, frenetico e roboante di ‘Left To Wander’ o i pensieri fluttuanti che la title-track -magnifica nella sua semplicità compositiva- anima. Episodi semiacustici e apparentemente pacifici in ‘Shelter’ ci danno la sensazione di essere introdotti alla successiva ‘A Season In The Sky’ la cui apertura lenta e sinuosa trova completezza nella struggente e roca melodia elettrica del finale. E mentre ascoltiamo attoniti realizziamo che questo disco non fa parte del presente. Non è oggi. E nemmeno domani. E’ ieri -con un occhio di riguardo verso i migliori Pink Floyd- e dopodomani. Ciò che la musica dei Neurosis mira a diventare non lo immaginiamo. Ma se pescano a piene mani anche dalle sperimentazioni strumentali dei label-mates Tarantula Hawk (Neurot Recordings) possiamo azzardare delle ipotesi molto pericolose per il mondo della musica "contaminata". Effettivamente la trasformazione sta avendo luogo già da un po’ di tempo a questa parte. Non più canzoni nel loro significato originale ma sempre più una sperimentazione con un secondo fine che delinea uno stato di predisposizione psichica a cui ci si deve sottoporre prima di sprofondare in uno dei lavori stilisticamente più complessi della band e certamente il più innovativo. Il concetto classico di musica viene stravolto e gettato da vertiginosi picchi di effetti elettronici che costruiscono una vera e propria arena in cui i suoni elettrici trovano l’ambiente per la loro migliore espressione. Le vette della massima e geniale espressività dei Neurosis si raggiungono nell’inquietante e paralizzante ‘Bridges’. Gli oltre undici minuti di silenzi abissali, percussioni ripetitive e stordenti, effetti elettronici insinuanti, voci filtrate e profonde, scariche elettriche e segnali trasmissivi ci portano in un fantastico universo musicale in cui tutto è realmente possibile e nulla segue delle precise regole. E proprio in questo pezzo i Pink Floyd dei tempi d’oro riecheggiano nelle linee vocali che aggressivamente sofferenti si fondono alle superdistorsioni soniche e creano una base di partenza per le ripetitive, cadenzate e quasi malinconice note finali. Con il cervello affaticato ma soddisfatto come dopo un intenso orgasmo cerebrale giungiamo alla fine dell’album con ‘I Can See You’. Ma il piacere del gran finale lo lasciamo ai più desiderosi e affamati di nuove esperienze musicali. L’energia pulsante è tangibile ovunque e in ogni momento di questo fantastico capolavoro. Le difficoltà che molti incontreranno durante l’impervia strada di ‘The Eye Of Every Storm’ non saranno poche. Abbiamo solo cercato di farvi capire cosa ci porta a considerare il fatto che questo non sia solo un disco ma un caleidoscopico insieme di emozioni, sensazioni, umori, pensieri e idee della mente di ognuno dei componenti dei Neurosis. E che questi stati d’animo continuino ad alimentarsi nella e della propria musica significa solo una cosa: questo disco vive!

Etichetta: Relapse / Self

Anno: 2004

Tracklist:
01 Burn
02 No River To Take Me Home
03 The Eye Of Every Storm
04 Left To Wander
05 Shelter
06 A Season In The Sky
07 Bridges
08 I Can See You


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