The Erinyes – Recensione: The Erinyes

La mitologia greca narra che le tre Erinni – o Furie – nacquero dal sangue di Urano mutilato dei genitali da Cronos (!) e rispondevano ai nomi di Aletto, Tisifone e Megera. Dee della maledizione e della vendetta punitrice, la loro figura era raccapricciante e venivano raffigurate come vecchie orribili con serpenti al posto dei capelli e con occhi di fiamma. Non sono sicuro che le tre vocalist emergenti scelte per fronteggiare questa nuova formazione sarebbero felici dell’accostamento, ma è indubbio che il riferimento all’impeto ed alla forza che caratterizzava queste figure mitologiche potrà rappresentare una potente fonte di ispirazione per Justine Daaé (Elyose), Mizuho Lin (Semblant) e Nicoletta Rosellini (Walk In Darkness, Kalidia). Scritto e prodotto dal chitarrista Aldo Lonobile (Secret Sphere, Timo Tolkki’s Avalon, Archon Angel), sempre più impegnato in questo tipo di progetti per conto di Frontiers, “The Erinyes” è un concept-album sinfonico suonato da Andrea Buratto al basso, Michele Sanna alla batteria ed Antonio Agate alle tastiere che parla proprio del trio di furiose amazzoni, qui impegnate in un’accesa disputa a causa dei loro contrastanti interessi amorosi.

Dopo l’intro elettro/atmosferico di “Life Needs Love”, che rappresenta quasi una delicata premessa di quanto accadrà nei minuti a seguire, il disco gioca subito le sue carte con un metal cadenzato e che lascia ampio spazio al talento delle sue interpreti femminili. Nonostante l’indubbia capacità dei musicisti coinvolti nella produzione, l’impressione – anche dal punto di vista dei livelli scelti in fase di registrazione – è quella che si siano volute tenere le voci in primissimo piano, caricando sulle loro (non gracili) spalle tutto il peso dell’album e del suo impatto. E così le orchestrazioni, pure presenti, si accontentano di un ruolo di secondo piano (“Drown The Flame”), realizzando un prodotto più sbilanciato e meno completo rispetto ad altre formazioni che hanno scelto di dare ampio e meritato spazio alla propria componente femminile.

Se la capacità e la presenza di Daaé, Lin e Rosellini hanno più di un’occasione per emergere (“On My Way To Love”), peraltro senza mai mancare l’occasione di convincere per l’intensità e la perfezione formale dell’interpretazione, la relativa tranquillità con la quale l’ascolto sembra scivolarti dalle mani, senza nemmeno lasciarti quella sensazione di appiccicaticcio che te lo avrebbe fatto ricordare, suona un po’ come un’occasione sprecata, perché sulla base delle professionalità impiegate – in primis lo stesso Lonobile, autore prolifico ma apparentemente ancora capace di buone idee – in tanti avrebbero potuto aspettarsi qualcosa di più. E invece tocca dispiacersi e rattristarsi per tracce che, con un pizzico di pepe, avrebbero potuto davvero trasformarsi in qualcosa di meno scontato e più interessante: “Betrayed” sembra sul punto di decollare ma è evidentemente troppo pesante per staccarsi da terra, “Someday” è tortuosa e più irrecuperabile del protagonista alcolizzato di “Via da Las Vegas” (1995) e “Take Me” è il classico esempio della traccia di chiusura della quale nessuno sentiva il bisogno… e che difficilmente vorremo tornare ad ascoltare. La sensazione lasciata da questi passi falsi è quella di un album il cui scopo è soprattutto quello di costruire una piattaforma per permettere alle tre cantanti di accumulare minutaggio su Spotify e visualizzazioni su Youtube, un’esigenza di esposizione legittima ma che non sempre va a braccetto con il desiderio di ascoltare qualcosa di artistico, romantico e disinteressato. E così i due mondi finiscono per ignorarsi a vicenda, con una distanza tra pubblico ed esecutore che la debolezza di questi brani non ha alcuna speranza di colmare.

Ascoltando “The Erinyes” si ha l’impressione che il disco finisca per essere vittima di un’ambizione non proporzionata alla sua giovane età ed alla sua scusabile mancanza di maturità. Nonostante i furiosi proclami e la grinta inappuntabile delle voci messe a condurre il carrozzone, la sostanziale modestia delle composizioni (“Death By A Broken Heart” funziona meglio come pezzo dance per l’estate 2023) e la totale mancanza di sussulti fanno dell’album un supporto perfetto per presentare l’idea del progetto, rimandando ad altri e migliori tempi un giudizio sulle potenzialità di una sua convinta esecuzione.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Life Needs Love 02. Drown The Flame 03. On My Way To Love 04. Betrayed 05. Death By A Broken Heart 06. Where Do We Go 07. It's Time 08. Someday 09. My Kiss Goodbye 10. Paradise 11. Take Me 12. You And Me Against The World
Sito Web: facebook.com/erinyesmetal

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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