Death Angel – Recensione: The Dream Calls For Blood

Dopo un paio di album non certo entusiasmanti seguiti alla reunion di inizio millennio i Death Angel avevano mostrato finalmente una buona vena con il precedente “Relentless Retribution”. Una strada che con questo nuovo lavoro viene seguita ed anzi mai come oggi possiamo tornare a parlare dei Death Angel come di una band thrash a 360 gradi, senza troppe divagazioni e senza quei brani dal taglio esagerato semplicistico che poco avevano convinto sui dischi precedenti.

Si tratta di una dimensione che forse fa perdere qualcosa dal punto di vista della elaborazione armonica di certe passaggi melodici, con un Mark Osegueda sempre concentrato su toni molto aggressivi che mettono in mostra sola una parte delle straordinarie doti interpretative di cui il nostro è provvisto, ma d’altro canto sentire i Death Angel suonare a ritmi elevati, con tanto di stacchi, cambi di riffing e parti soliste mozzafiato è una goduria per chiunque ami un certo tipo di musica.

Molti dei brani si basano sul classico incalzare tipico del thrash old school e su repentini cambi di ritmo. “Left For Dead”, “The Dreams It Call Fo Blood”, “Caster Of Shame” o “Empty”sono ottimi esempi di tale architettura classica, ma la qualità intrinseca tipica dei migliori Death Angel sta nel non scrivere canzoni esageratamente monolitiche e comunque sempre sufficientemente personalizzate da non sembrare un’accozzaglia di riff attaccati a casaccio.

Solo in un brano come “Son Of A Morning” si possono contare sei o sette cambi di tempo, con variazioni dinamiche continue che non fanno mai calare la tensione del pezzo, mentre ad esempio sulla successiva “Fallen” il groove nervoso si staglia come struttura base su cui incastrare parti più melodiche e inserti solisti.

Come da manuale del vetero thrash in fondo alla scaletta troviamo “Territorial Istinct/Bloodlust”, brano che si apre con parti acustiche, per poi muoversi su tempi più rilassati e per chiudere con un finale lanciato ancora una volta a grande velocità e con assoli incastonati ad ornamento dell’insieme.

Non ci sono paragoni possibili con i vecchi album, ancora oggi esempio difficilmente eguagliabile di creatività artistica e straordinaria qualità compositiva, ma questo “The Dream Calls For Blood” non deluderà chi cerca buona musica legata in modo indissolubile al più classico speed-thrash.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2013

Tracklist:

01. Left For Dead
02. Son of the Morning
03. Fallen
04. The Dream Calls for Blood
05. Succubus
06. Execution. Don’t Save Me
07. Caster Of Shame
08. Detonate
09. Empty
10. Territorial Instinct / Bloodlust
11. Heaven And Hell. Digipack Bonus Track


Sito Web: https://www.facebook.com/deathangel

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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