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The Dillinger Escape Plan – Recensione: Dissociation

Vent’anni di carriera e sei album, compreso questo “Dissociation”, per i The Dillinger Escape Plan che annunciano il loro scioglimento dopo un ultimo tour che seguirà questo moloch di potenza e libertà compositiva, da sempre trademark del gruppo: si sa già che mancherà un tassello di quelli pesanti nella scena musicale estrema e più “free”, quella del mathcore, quando le luci si spegneranno su questo progetto, anche se la speranza di vedere i membri coinvolti in altre avventure è già stata esaudita con l’esordio dei Giraffe Tongue Orchestra che vede fra le proprie fila la presenza del chitarrista Ben Weinman.

Un lavoro complesso e di certo non digeribile per tutti, specie al primo ascolto: il free jazz core del gruppo, esplicitato fin dall’opener “Limerent Death”, dove cambi di tempo si associano a melodie di chitarra che scavano sotto la pelle in un brano caustico fra rallentamenti in cui la voce è sofferta e pulsante, beffarda, trasfigura fino a guidare la partitura in un vortice grindcore nel finale; una botta che lascia frastornati come le melodie di “Symptom Of Terminal Illness”, con quell’arpeggio evocativo di chitarra e le scariche elettriche che fanno da contrappunto alla voce sinistra e malsana di Greg Puciato che fa da collante alla sezione ritmica (spettacolare, come al solito) di Liam Wilson al basso e Billy Rymer alla batteria. Brevi lampi di chitarra preannunciano un diluvio hardcore estremo, una tavolozza di colori che si compenetrano fra di loro in equilibrio precario dando vita a “Waiting Not As Much To”, a volte grottesca nei suoi suoni quasi clowneschi dell’intermezzo che stemperano un attimo la tensione prima di riprendere un massacro sistematico: la voce assurge a ruolo declamatorio in un clima di tensione crescente di esasperazione e che culmina nell’oscuro finale. Suoni sintetici e batteria elettronica, in un turbinio di suggestioni drum ‘n’ bass e manopole impazzite, un delirio di tecnologia fredda e schizoide sulla quale si inseriscono chitarra e basso, come lontane sirene nella nebbia: tutto questo è “FUGUE”, algida e comunque angosciante senza distorsioni, che precede “Low Feels Blvd”, che si fa ricordare per un intermezzo veramente jazzato, con tanto di armonizzazioni vocali stranianti che confluiscono in un grind da capogiro chiuso da chitarre come seghe circolari contornate da feedback.

“Surrogate”: montagne russe di hardcore evoluto, in cui la batteria è la locomotrice che fa correre verso la deflagrazione, fra impennate vocali e momenti più malsani, scandendo il ritmo di un’accelerazione alla quale si accodano gli strumenti; “Honey Suckle” alterna momenti jazz samba a deliri schizofrenici di brevissima durata per cedere poi il posto a una parte cadenzata più normale (se così si può dire…) per indirizzarsi verso l’esplosione di una supernova hardcore. L’inizio sincopato di “Manufacturing Discontent”, fra batteria e voci, prepara il terreno a ritmiche pari e a wah wah di chitarra che piovono dall’alto come un bombardamento a tappeto, senza possibilità di trovare un riparo; “Apologies Not Included” è un vademecum per band in cerca di identità, in bilico fra tensione, libertà compositiva e capacità di essere appetibili in un contesto ostico e che qui troveranno idee grazie ai The Dillinger Escape Plan. L’inizio di synth di “Nothing To Forget”, preannuncia un inciso arioso e straniante, un fiore che nasce su una colata lavica di rumore e che viene poi subito bruciato dal vetriolo della voce e martoriato dagli strumenti e la cui dipartita è segnata dalla finale “Dissociation”, un requiem sintetico per voce che mette la parola “fine”, probabilmente, a questa avventura.

“Dissociation” rappresenta il fantastico canto del cigno di una band fuori dagli schemi: il mondo musicale sarà più povero senza questa creatura ma si può confidare nel fatto che questo sia un arrivederci e che il gruppo si ripresenterà in forme e maniere diverse per continuare un percorso destabilizzante come fin qui è stato fatto.

The dillinger escape plan - dissociation

Voto recensore
8
Etichetta: Cooking Vinyl

Anno: 2016

Tracklist: 01. Limerent Death 02. Symptom Of Terminal Illness 03. Waiting Not So Much As To 04. FUGUE 05. Low Feels Blvd 06. Surrogate 07. Honey Suckle 08. Manufacturing Discontent 09. Apologies Not Included 10. Nothing To Forget 11. Dissociation
Sito Web: http://www.dillingerescapeplan.org/

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