Header Unit

The Dillinger Escape Plan – Recensione: Calculating Infinity

E’ il 1999 quando i The Dillinger Escape Plan irrompono sul mercato, grazie a Relapse Records, con il loro “Calculating Infinity”, album che può ben essere considerato come una pietra angolare del mathcore: Dimitri Minakakis alla voce, Benjamin Weinman e Brian Benoit alla chitarra elettrica, Adam Doll al basso e Chris Pennie alla batteria danno alla luce un lavoro ostico, caustico e sicuramente di difficile assimilazione ma in grado di scatenare gli entusiasmi degli ascoltatori in cerca di qualcosa di nuovo, suonato con stile e che sarà mandato a memoria dalle future generazioni.

Free jazz, sincopi, schizofrenia in musica, hardcore, violenza, urla, calma (pochissima e relativa) prima e dopo la tempesta: tutto questo potrebbe essere il riassunto dell’album, dove praticamente le “forme-canzoni” non hanno quasi senso di esistere ma è come se fosse tutto un continuum inscindibile, dall’iniziale “Sugar Coated Sour” fino alla conclusiva e secca “Variations On A Cocktail Dress”. E’ chiaro nella citata opener che non ci saranno prigionieri alla fine ma se qui la violenza non è mediata, nella successiva “43% Burnt” raffiche di armonici, giri di chitarre non distorte, cambi di tempo e vortici ipercinetici di note portano ad un finale con un lungo fadeout apparentemente più rassicurante, ma è solo il sonno di una belva scatenata che dorme nell’ombra, vigile; la violentissima “Jim Fear” precede “*#..”, un inquietante pastiche fra samples, synth ed elettricità portata dalla band e “Destro’s Secret”, una vera e propria mazzata con basso e chitarre che mostrano il loro aspetto più virtuosistico e facendosi anche accompagnare dai cori.

L’attitudine è indubbiamente hardcore e rimane sempre ben presente in ogni singolo frammento dei The Dillinger Escape Plan, sia anche quello di “The Running Board” con un excursus in territorio al confine col Messico per diventare poi strisciante e maligna partitura che esplode in un crescendo organizzato, riservandosi un posto sul podio di questo deflagrante CD; “Clip The Apex…Accept Instruction” è grind evoluto (ossimoro come “calcolare l’infinito”?), che dimostra l’esistenza di una vita belluina dopo la devastazione al calor bianco data dal suono portato all’estremo e che in un balzo raggiunge l’evoluzione con la title-track, densa di controtempi e perizia strumentale. “4th Grade Dropout” è cangiante ed ulteriore stesura di colori sulla tela dei The Dillinger Escape Plan, come la successiva “Weekend Sex Change”, carica di suggestioni al confine col drum ‘n’ bass che precedono il finale già citato.

“Calculating Infinity” è una prova di nervi annichilente sotto ogni punto di vista che i The Dillinger Escape Plan, seppur con formazioni differenti, hanno saputo portare anche sul palco con la discografia successiva: tanto rammarico per una band  che ha lasciato buona parte del pubblico orfana dall’ultimo “Dissociation” e con l’ultimo tour. Sempre nel cuore.

Etichetta: Relapse Records

Anno: 1999

Tracklist: 01. Sugar Coated Sour 02. 43% Burnt 03. Jim Fear 04. *#.. 05. Destro's Secret 06. The Running Board 07. Clip the Apex...Accept Instruction 08. Calculating Infinity 09. 4th Grade Dropout 10. Weekend Sex Change 11. Variations On A Cocktail Dress
Sito Web: http://www.dillingerescapeplan.org/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login